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Marianna Madia, Francesca Pascale e la par condicio del gelato

Il settimanale "Chi" pubblica alcune foto del ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, commentate con la frase: "Ci sa fare col gelato". Si leva subito un coro di indignazione contro la "perversa copertina di Chi" come la definisce Laura Puppato del PD, ma Alfonso Signorini su Twitter replica evocando una sorta di par condicio quando ricorda: "Calippo sì. Gelato no?", ricordando i trascorsi artistici di Francesca Pascale. D'altronde, dal gossip non si può neanche pretendere quel "giornalismo di rinnovamento" sognato dalla Madia.

Il settimanale "Chi", diretto da Alfonso Signorini, pubblica alcune foto del ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, commentate con la frase: "Ci sa fare col gelato". E mentre pochi hanno trovato scandaloso che degli operai e dei sindacalisti siano stati caricati dalla polizia, tanti per le foto della eterea Madia paparazzata intenta a gustarsi un cono gelato hanno subito levato la loro voce indignata, ovviamente a colpi di cinguettii. Su Twitter per esempio la senatrice del PD, Laura Puppato, va in soccorso della collega di partito: "Solidarietà alla Ministra Marianna Madia per la squallida, incredibilmente perversa copertina di Chi", non mancando però di ritwittare la foto "incriminata". Le fa eco la deputata del PD, Giovanna Martelli che però definisce "vergognosa" la pagina pubblicata dal settimanale Chi, affermando che "ancora una volta ci troviamo di fronte a una informazione che discrimina le donne, dando un’immagine di un Paese arretrato sul tema del riconoscimento delle donne nella vita pubblica". A tutte le critiche risponde però con un breve, quanto eloquente tweet, Alfonso Signorini, che evoca una sorta di par condicio quando ricorda: "Calippo sì. Gelato no? - e aggiunge l'hashtag - #duepesiduemisure". E' pur vero che, a differenza del gelato della Madia, il calippo di Francesca Pascale era volutamente allusivo, ma d'altra parte non si può pretendere che il gossip sia anche intellettuale, e nemmeno che sia quel "giornalismo di rinnovamento" sognato dal ministro della Pubblica amministrazione.

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