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Santoro Masi: è un attacco, non uno scontro. Informazione è degradata

Durante la conferenza stampa alla FNSI, dove Michele Santoro annuncia la manifestazione del 13 febbraio davanti al tribunale di Milano, prende la parola anche Marco Travaglio che ricorda che tra Santoro e Masi non c'è "uno scontro" o "una lite" ma "un attacco".

Durante la conferenza stampa alla FNSI (Federazione nazionale stampa italiana), dove Michele Santoro annuncia per il 13 febbraio una manifestazione "davanti al tribunale di Milano in difesa dell'indipendenza della magistratura, della libertà di espressione e dei valori fondamentali della Costituzione nata dalla resistenza", prende la parola anche Marco Travaglio, firmatario dell'appello.
Marco Travaglio spiega, in maniera molto chiara, quello che già diverse persone hanno notato in quest'ultimo periodo, e cioè che sembra che non esista più il bianco e il nero, il buono o il cattivo, colui che viene aggredito e l'aggressore.
Marco Travaglio spiega che mentre si dirigeva alla conferenza stampa pensava "alla prima volta che si è organizzata una manifestazione davanti ad un palazzo di giustizia".
"Credo che fosse il febbraio del 2002 ed era il primo girotondo di Milano, a cui poi seguì quello con Nanni Moretti qui al Palazzaccio e mi domandavo - continua il giornalista - che differenza c'è fra quel momento e questo".
"Erano anche all'epoca sotto attacco sia l'indipendenza della magistratura sia la libertà di informazione, eravamo alla vigilia dell'editto bulgaro che fu poi il 18 aprile del 2002 - spiega Travaglio - Già c'erano le avvisaglie dell'editto bulgaro con attacchi quotidiani ad Enzo Biagi, a Michele Santoro e Luttazzi lo avevano già fatto fuori, però quando succedevano queste cose il giorno dopo sui giornali le cose venivano chiamate con i loro nome: se Biagi veniva attaccato si scriveva 'Biagi attaccato', se Santoro veniva attaccato si scriveva 'Santoro attaccato', se la BOccassini veniva attaccata si scriveva 'la Boccassini attaccata'. Oggi si scrive 'lite fra la Boccassini e il Giornale', 'lite fra Santoro e Masi', 'lite fra Lerner e Berlusconi' ".
Marco Travaglio sottolinea come "la parola lite o la parola scontro, che vanno molto di moda oggi nei giornali paraculi, cioè quasi tutti quelli che non vogliono far capire quello che sta succedendo, serve appunto a dire non che c'è un'aggressore e degli aggrediti ma che c'è una zuffa dove tutti se le danno di santa ragione, dove non si capisce bene chi ha cominciato".
"Questa è la differenza fondamentale tra il 2002 e oggi: all'epoca la gente scendeva in piazza con molta più facilità soprattutto perché aveva più strumenti per capire quello che stava succedendo. A nessuno sarebbe venuto in mente di dire che c'era una 'lite' tra Enzo Biagi e Agostino Saccà, si sapeva benissimo chi era che le prendeva e chi era che le dava" afferma Travaglio.
"Oggi è molto più difficile capirlo perché c'è questa parola 'scontro' che mette gli aggressori e gli aggrediti, le vittime e i carnefici sullo stesso piano - specifica Marco Travaglio - Per questo secondo me il New York Times, che sta avviando un dibattito per studiare l'Italia con l'attenzione dell'entomologo sul perché manca la reazione, ha interpellato diversi esperti e alcuni hanno già risposto che il problema è proprio questo: che oggi l'informazione è infinitamente più degradata rispetto a 10 anni fa, quando c'era un girotondo alla settimana".
Marco Travaglio spiega poi come in questi anni anche il "sistema della censura" sia cambiato.
"All'epoca era un sistema palese, quasi più ingenuo, meno raffinato, nel senso che c'era uno che andava in Bulgaria diceva 'chiudete' e chiudevano - racconta il giornalista - Poi si è passato al 'metodo Trani' e cioè quello di dire: aspettiamo che Santoro 'pesti un merd...' e noi TAC subito dopo ex post siamo pronti a colpirlo. Però l'importante è che succeda l'incidente e quindi facciamogli saltare i nervi nella speranza che succeda l'incidente. Perché chiuderlo ex ante, disse Masi (tempo fa, ndr) è roba che nemmeno nello Zimbabwe. Adesso Masi è diventato cittadino onorario dello Zimbabwe perché è intervenuto per dire che il programma violava le regole prima ancora che cominciasse ed eventualmente le violasse".
Infine Marco Travaglio conclude spiegando che "da un lato fa sorridere vedere l'incapacità e la cialtroneria di questa manica di servi che si sputtanano in diretta televisiva proprio andando al macello allegramente" mentre "dall'altra però appunto il problema e che il giorno dopo uno legge i giornali e scopre che c'è uno 'scontro', 'l'ennesimo scontro' tra Santoro e Masi, come se fosse una vecchia storia di cui non occuparsi e dove naturalmente le responsabilità sono di entrambi".
E dire che la platea era gremita di giornalisti.
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