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Roma: denunciati 35 cinesi per falso Made in Italy. Cenni (PD): indagini su Prato non è focus "locale"

"Un plauso alla Guardia di Finanza, è l'ennesima conferma di una mole enorme rappresentata da una economia illegale e sotterranea, di risorse sottratte alla nostra economia e al fisco. E' anche la conferma di quanto l'indagine che la commissione sta svolgendo su Prato rappresenti tutt'altro che un focus 'locale' ", dal Partito Democratico una nota di Susanna Cenni sul blitz di Roma che svelato un ampio commercio di falso Made in Italy gestito da imprenditori cinesi.

"Un plauso alla Guardia di Finanza, è l'ennesima conferma di una mole enorme rappresentata da una economia illegale e sotterranea, di risorse sottratte alla nostra economia e al fisco. E' anche la conferma di quanto l'indagine che la commissione sta svolgendo su Prato rappresenti tutt'altro che un focus 'locale', ma aggredisca uno snodo nazionale ed internazionale dal quale far scaturire un salto di qualità capace di rimuovere ogni ostacolo ad una azione di contrasto veloce, coordinata ed efficace" sottolinea Susanna Cenni, deputata PD e capogruppo in Commissione sulla contraffazione nonché relatrice dell'indagine sul tessile del distretto di Prato, commentando l'operazione condotta ieri dalle Fiamme Gialle che ha portato alla luce un imponente movimento di prodotti, falso Made in Italy, confezionati prevalentemente a Prato.
La Guardia di Finanza ha infatti sequestrato "un ingente quantitativo di beni - tra cui quote societarie, compendi aziendali, immobili, autovetture di lusso e disponibilità finanziarie - nella disponibilità di 35 imprenditori cinesi, tutti operanti all'interno del noto sito commerciale "Commercity", ubicato in zona Portuense" come viene diffuso in una nota. I finanzieri spiegano che "le investigazioni traggono origine dal censimento delle aziende operanti nel settore c.d. 'pronto moda' presenti nell'area di 'Commercity', che aveva fatto emergere una massiccia presenza di attività di proprietà e/o comunque amministrate da cinesi pari ad oltre il 50% del totale degli operatori attivi nel sito". I militari hanno quindi "scoperto che le aziende offrivano sul mercato capi di abbigliamento falsamente etichettati 'Made in Italy', ma, in realtà, prodotti in Cina ed introdotti in Italia grazie alla 'intermediazione' di fornitori e confezionatori operanti nella 'Chinatown' di Prato". Le Fiamme Gialle hanno inoltre riscontrato "la mancata dichiarazione di redditi per 44 milioni di euro ed una evasione IVA pari a 7 milioni di euro". Le perquisizioni hanno permesso di sequestrare "oltre 3 milioni di capi di abbigliamento ed oltre 1 milione e 300 mila pezzi di accessori idonei a consentire la fraudolenta asportazione dell'etichetta attestante la provenienza cinese della merce".

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