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Giannini: teoria gender a scuola è "truffa culturale". MIUR denuncerà Papa Francesco?

Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini afferma che "chi ha parlato e continua a parlare di teoria di genere" in relazione alla riforma della scuola varata dal governo Renzi "compie una truffa culturale", annunciando che dopo la circolare del MIUR si potrebbe passare "a strumenti legali". Il MIUR denuncerà quindi anche Papa Francesco?

Il MIUR dirama una circolare con oggetto "Chiarimenti e riferimenti normativi a supporto dell'art. 1 comma 16 legge 107/2015", cioè la cosiddetta "Buona scuola". Al comma 16 dell'articolo 1 della riforma della scuola si legge che "il piano triennale dell'offerta formativa assicura l'attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall'articolo 5 (..) della legge 15 ottobre 2013, n. 119" la quale stabilisce in particolare al comma c che bisogna "promuovere un'adeguata formazione del personale della scuola alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere e promuovere, nell'ambito delle indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, delle indicazioni nazionali per i licei e delle linee guida per gli istituti tecnici e professionali, nella programmazione didattica curricolare ed extracurricolare delle scuole di ogni ordine e grado, la sensibilizzazione, l'informazione e la formazione degli studenti al fine di prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso un'adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo".

Dietro l'obiettivo "di prevenzione di qualsiasi forma di discriminazione" rischiano però di nascondersi "scopi ben diversi" come aveva denunciato l'Age Lombardia (Associazione Italiana Genitori) dopo la diffusione dei tre libretti dell'Istituto Beck su incarico dell'Unar (l'ufficio che ha "censurato" Giorgia Meloni) distribuiti in alcune scuole di ogni ordine e grado, dalle elementari alle superiori. In diversi asili nido e scuole materne sono invece approdate delle fiabe dove si raccontano per esempio ai bambini di "due pinguini maschi allo zoo che diventano entrambi papà con l'arrivo di un uovo deposto da un'altra coppia". Ed infatti, contro la "Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere 2013-2015" l'Age Lombardia si era rivolta ai presidenti dei Consigli di Istituto, rimarcando le tante violazioni contenute in questa strategia e quindi gli strumenti legali per difendere le scuole. E' in questo contesto che in tale "strategia" fu individuata la "teoria gender" su cui chiedevano delucidazioni in due interpellanze Carlo Giovanardi e Lucio Malan. Proprio Malan aveva parlato di teoria gender evidenziando che questa era stata "portata ai suoi estremi" perché si era arrivati "a limiti ideologici che si sono conosciuti negli anni più bui delle più folli dittature, perché si piega la realtà all'ideologia". Il Sottosegretario per l'istruzione Gabriele Toccafondi aveva ammesso che il MIUR non era stato coinvolto né nella redazione degli opuscoli dell'Unar né "per le successive fasi di programmazione della relativa diffusione nelle scuole".

E' forse anche per questo motivo che, quando all'interno della riforma della scuola, è stato inserito un comma che dispone la promozione nelle scuole "la parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni" anche "attraverso un'adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo" che diverse associazioni e famiglie si sono allarmate. Soprattutto perché la legge 128/2013 all'art.16, stabilisce che la formazione del personale scolastico a cui è affidato il compito di educare gli studenti prevede anche la necessità di favorire "il superamento degli stereotipi di genere". Ed infatti, grande è stata la partecipazione alla manifestazione del 20 giugno a Roma organizzata dal Comitato "Difendiamo i Nostri Figli" che rivendica "il diritto dei genitori di educare e istruire i figli, specialmente con riguardo alle tematiche della affettività e della sessualità" come d'altronde sancisce la nostra Costituzione. A quanto pare, tale preoccupazione non è poi così isolata visto che il MIUR nella circolare ammette che gli sono pervenute "numerose richieste di chiarimenti, sia da parte di dirigenti scolastici e docenti che di genitori, riguardo a una presunta possibilità di inserimento all'interno dei Piani dell'Offerta Formativa delle scuole della cosiddetta 'Teoria del Gender' che troverebbe attuazione in pratiche e insegnamenti non riconducibili ai programmi previsti dagli attuali ordinamenti scolastici".

Il MIUR rassicura quindi che "la finalità del suddetto articolo non è, dunque, quella di promuovere pensieri o azioni ispirati ad ideologie di qualsivoglia natura, bensì quella di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo i diritti e i doveri della persona costituzionalmente garantiti". Il MIUR ribadisce inoltre che "tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né 'ideologie gender' né l'insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo". Il MIUR ricorda quindi che "le famiglie hanno il diritto, ma anche il dovere, di conoscere prima dell'iscrizione dei propri figli a scuola i contenuti del Piano dell'Offerta Formativa e, per la scuola secondaria, sottoscrivere formalmente il Patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie".

E' auspicabile quindi che questo Piano dell'Offerta Formativa sia particolarmente dettagliato visto che è successo che in un corso presentato contro il bullismo e la discriminazione siano state fatte "vedere anche immagini di omosessuali e lesbiche in intimità (..) senza il consenso dei genitori" visto che era organizzato in una scuola media, come ha denunciato una mamma a Radio Vaticana. Si spera quindi che il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini si riferisca a questi inquietanti episodi quando parla di "truffa culturale" a cui il MIUR si tutelerà anche legalmente. Nell'intervista rilasciata a Radio24, il ministro Giannini afferma invece solamente che "chi ha parlato e continua a parlare di teoria di genere in relazione al progetto educativo del Governo Renzi sulla scuola, compie una truffa culturale. - aggiungendo - Si tratta di una colossale truffa ai danni della società. Facciamo circolare chiarimenti, lanciamo messaggi chiari ma se ciò non dovesse bastare credo ci sia una responsabilità irrinunciabile di passare a strumenti legali".

Chissà se il MIUR arrivarà a denunciare anche Papa Francesco, visto che a giugno aprendo il Convegno ecclesiale della diocesi di Roma il Pontefice ha raccontato un episodio: "Mi diceva, due settimane fa, una persona, un uomo molto cattolico, bravo, giovane, che i suoi ragazzini andavano in prima e seconda elementare e che la sera, lui e sua moglie tante volte dovevano 'ri-catechizzare' i bambini, i ragazzi, per quello che riportavano da alcuni professori della scuola o per quello che dicevano i libri che davano lì". Più volte infatti Papa Francesco, così come i vertici della CEI, ha manifestato il "rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini" condannando la "colonizzazione ideologica" tipica delle dittature, portando come esempio la storia di "una Ministro dell'Istruzione Pubblica" che nel 1995 accettò un prestito per "fare la costruzione di scuole per i poveri" a condizione di distribuire nelle scuole e ai bambini un libro sulla teoria del gender.

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