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LIbia, Zanda (PD): il rifiuto della guerra non oscuri la pericolosità dell'ISIS

"La missione militare italiana in Libia 'non è all'ordine del giorno' perché 'la prima cosa da fare è che ci sia un governo solido che abbia la possibilità di sollecitare un intervento della comunità internazionale e non faccia ripetere gli errori del passato'", diffonde in un comunicato Luigi Zanda del Partito Democratico.

"Condivido la posizione del presidente Matteo Renzi. La missione militare italiana in Libia 'non è all'ordine del giorno' perché 'la prima cosa da fare è che ci sia un governo solido - commenta in un comunicato Luigi Zanda, senatore del PD -, che abbia la possibilità di sollecitare un intervento della comunità internazionale e non faccia ripetere gli errori del passato'."
"Guerra è una parola che gli italiani aborrono - precisa quindi l'esponente dem -, che rifiutano in ogni sua forma, che considerano fuori da ogni loro orizzonte, estranea alle loro convinzioni e alla loro cultura. Ma il rifiuto della guerra non può e non deve impedirci di vedere quel che accade intorno a noi, non può oscurare l'abominio e la pericolosità del nuovo terrorismo internazionale, farci dimenticare la sua violenza estrema, con la sua pratica kamikaze, le sue esecuzioni rituali, la riduzione in schiavitù di donne, bambini e uomini, le minacce di distruzione assoluta della civiltà occidentale."
"In questa difficile congiuntura e davanti a scenari internazionali così complessi, fa bene il governo italiano a muoversi non solo con chiarezza di obiettivi, ma anche con molta attenzione e con grande cautela. Dobbiamo condividere fino in fondo una politica che abbia chiara coscienza della gravità del pericolo, ma rifiuti l'avventura e ponga come obiettivi prioritari a qualunque decisione l'insediamento di un governo libico unitario e rappresentativo, una chiara posizione delle Nazioni Unite, la presenza di una coalizione internazionale esplicita e solidale" prosegue.
"E' dovere di noi senatori tener conto esclusivamente dell'interesse dell'Italia, del sacrificio delle nostre Forze Armate e di sicurezza, degli obblighi che abbiamo contratto nei confronti dei nostri alleati internazionali. Sarebbe molto grave se prima che all'Italia pensassimo al nostro tornaconto elettorale o alle tattiche parlamentari. L'uso della politica estera e di difesa a fini interni, significherebbe non solo tradire gli italiani, ma anche indebolire l'Italia sul piano internazionale e sottrarre alle nostre Forze Armate e di sicurezza quel sostegno pieno e leale che è a loro dovuto dal Parlamento, senza distinzione tra destra e sinistra, tra antichi partiti e nuovi movimenti. E' proprio su questo punto, sul valore unitario da dare alla difesa della Patria, che un Parlamento dimostra la propria maturità democratica" riflette infine il parlamentare.

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