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Morto Liu Xiaobo: Cina riconosca libertà individuali e collettive, dice CGIL

La CGIL commenta la morte del dissidente cinese Liu Xiaobo, Premio Nobel per la PAce nel 2010, chiedendo alla Cina di avviare "un processo di affermazione di libertà individuali e collettive".

«La CGIL esprime il proprio dolore per la scomparsa di Liu Xiaobo, intellettuale e prigioniero politico che, nella difficile situazione della Cina, si è battuto per l'affermazione dei diritti civili, sociali e democratici», dichiara in una nota Fausto Durante, responsabile Politiche europee e internazionali del sindacato di Corso Italia.
Il dissidente cinese Liu Xiaobo, Premio Nobel per la pace del 2010, è morto in stato di detenzione all'età di 61 anni per un candro al fegato. Era in "libertà condizionale per motivi medici" ma non poteva uscire dal Paese, neanche per tentare di curarsi. Liu Xiaobo era stato condannato nel 2009 ad 11 anni di carcere dopo aver scritto "Charter 08", documento politico sottoscritto da centinaia di intelletturali dove si invoca multipartitismo e democrazia per la Cina.
«In occasione di questa triste perdita - aggiunge il sidacalista della CGIL - auspichiamo che, in quel grande Paese che è la Repubblica Popolare Cinese, si avvii un processo di affermazione di libertà individuali e collettive necessario per garantire pieni diritti di cittadinanza alla popolazione».

© riproduzione riservata | online: | update: 14/07/2017

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