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Saif al Islam smentisce Saadi Gheddafi: no tregua, Sirte si difenderà

Mentre il CNT afferma che sarebbe un suo "diritto uccidere Gheddafi", il terzogenito del rais Saadi offre agli insorti "una tregua". Ma subito Saif al Islam smentisce il fratello, affermando che Sirte è pronta a combattere i ribelli.

"Se non si arrende, abbiamo il diritto di ucciderlo" affermano gli alti rappresentanti del Consiglio nazionale di transizione libico riferendosi al rais, nascosto da qualche parte e pare non intenzionato a lasciare un potere che ormai gli è scivolato via dalle mani. Il CNT, che più volte ha espresso l'intenzione di non voler consegnare Gheddafi all'Aia nel caso fosse catturato vivo, ora sembra avvisare che una eventuale uccisione del dittatore potrebbe essere non solo probabile ma anche legittima. "Lui ci uccide. E' un criminale, un fuorilegge - spiega le ragioni del CNT Ahmad Darrad, responsabile degli Interni - In tutto il mondo se un criminale non si arrende, è diritto di coloro che devono far rispettare la legge di ucciderlo". Ma intanto Muammar Gheddafi non si trova. In tanti, compreso il ministro degli esteri italiano Franco Frattini, sembrano ormai convinti che il rais possa nascondersi a Sirte, sua città natale. I ribelli hanno chiesto ai capi tribù della città la resa entro sabato, giorno in cui è prevista "l'offensifa finale" su Sirte. Tramite la rete al Arabiya, il terzogenito del Colonnello, Saadi Gheddafi, offre quindi agli insorti del CNT una "tregua per porre fine al bagno di sangue", affermando di parlare per conto del padre. Saadi riferisce che Gheddafi vorrebbe infatti "un ruolo" nel futuro governo, dicendosi anche disposto a consegnarsi se ciò "servisse a far cessare lo spargimento di sangue". Ma Saadi Gheddafi viene immediatamente smentito da Seif al Islam, il Delfino del rais, che mettendosi in contatto anche lui con al Arabiya ribadisce invece che "la resistenza continua e la vittoria è vicina". Seif al Islam avverte gli insorti a non attaccare Sirte, sostenendo che nella città ci sarebbero almeno 20mila fedeli di Gheddafi pronti a combattere. "Vogliamo tranquillizzare il popolo libico, siamo sempre qui" continua Seif al Islam, affermando di trovarsi in un "sobborgo di Tripoli" e assicurando che "la guida sta bene", cioè Gheddafi. Intanto, però, pezzi di quello che era il governo di Muammar Gheddafi continuano a cadere. Gli insorti, infatti, annunciano di aver arrestato Abdelati Obeidi, il ministro degli Esteri del rais, che sembra fosse nascosto ad ovest di Tripoli.

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