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Renzi nega ma poi invia forze speciali in Libia. E ora vuole segreto di Stato

Matteo Renzi aveva affermato che "le strutture italiane impegnate nella lotta contro Daesh sono quelle autorizzate dal Parlamento". C'è la conferma invece che il governo, non informando il Parlamento, ha inviato sul territorio della Libia nostre forze speciali che rispondono solo ai servizi segreti ed hanno quindi l'immunità. Ed ora Renzi vuole apporre a queste missioni anche il segreto di Stato.

E' da febbraio che si ipotizza il fatto che l'Italia potrebbe intraprendere una "guerra segreta" in Libia al fianco dei francesi, degli americani e dei britannici. Segreta nel senso che l'invio di truppe di terra non è subordinato ad una decisione del Parlamento italiano (e quindi del popolo) ma solo del governo, che oltretutto non è stato mai eletto da nessuno. Grazie ad un emendamento al dl missioni approvato nel novembre 2015 infatti è stato dato il via libera all'utilizzo delle forze speciali da parte dei servizi di intelligence, che fanno capo solamente alla Presidenza del Consiglio.

Ed infatti 6 mesi fa si era già ipotizzato che 3.000 dei nostri soldati potevano essere inviati in Libia ed entrare in azione "seguendo la catena di comando dei servizi segreti". Quello di travalicare il Parlamento però sta diventando una "moda" mondiale. Lunedì 8 agosto la BBC pubblica alcune foto che dimostrano che i soldati britannici delle forze speciali stanno operando in Siria, in gran segreto perché il Parlamento britannico ha approvato una campagna aerea contro lo Stato Islamico ma non l'invio di truppe di terra. A violare la sovranità nazionale siriana (Bashar al-Assad ha chiesto aiuto solo ai russi) oltre agli inglesi anche gli statunitensi che hanno stabilito una base nel deserto siriano tra Raqqa e il confine iracheno.

Sempre nel febbraio scorso era stata invece la Francia a scoprire che il suo governo stava combattendo una guerra segreta contro lo Stato Islamico in Libia, e coinvolti in questa operazione segreta sono anche le forze armate americane e britanniche. Finora era sempre rimasto il dubbio sull'effettivo invio delle truppe italiane in territorio libico, anche perché il ministro della Difesa Roberta Pinotti nel corso dell'interrogazione del 3 agosto scorso si è ben guardata di informare del fatto il Parlamento italiano che chiedeva lumi sui raid americani in Libia appena iniziati.

La Pinotti infatti ha spiegato solamente che "l'operazione non ha finora interessato l'Italia né logisticamente né per il sorvolo del territorio nazionale" e che "il governo mantiene aperta una linea di dialogo diretta e assidua sia con la controparte libica sia con gli alleati americani per verificare lo sviluppo dell'operazione e le eventuali esigenze di supporto indiretto".

Una risposta che aveva fatto supporre che l'Italia fosse pronta ad intervenire ma non lasciava minimamente intendere che in realtà a combattere in Libia oltre alle forze speciali americane, britanniche e francesi ci sono anche quelle italiane. A svelarlo è invece un documento classificato "segreto" (cosa non lo è in questa "Terza Guerra Mondiale a pezzi" come ama definirla Papa Francesco) redatto dal Cofs (Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali) ed appena trasmesso al Comitato di controllo sui servizi segreti (Copasir).

Nel documento si specifica che si tratta di operazioni effettuate in applicazione proprio di quell'emendamento al dl missioni, "che consente a Matteo Renzi di autorizzare missioni all'estero di militari dei nostri corpi d'elite ponendoli sotto la catena di comando dei servizi segreti con tutte le garanzie connesse. Immunità compresa" come specifica l'Huffington Post che rivela dell'esistenza di questa informativa inviata al Copasir "su cui il governo sarebbe pronto ad alzare il livello di segretezza fino ad apporre il sigillo del segreto di Stato".

Da ricordare però che il 6 novembre 2015 Matteo Renzi ha emanato (ovviamente in gran segreto) un decreto di ben 84 articoli proprio per tutelare maggiormente il segreto di Stato e le informazioni classificate e a diffusione esclusiva. Se il governo Renzi apporrà quindi il segreto di Stato alle missioni delle forze speciali italiane in Libia chiunque violerà tali informazioni rischia il carcere da sei mesi a tre anni.

D'altronde, finora è stato proprio Renzi a tentare di nascondere agli italiani che il nostro Paese sta effettuando operazioni militari in Libia visto che appena il 31 luglio scorso, in una intervista a La Repubblica, il premier alla domanda se "in Iraq e in Libia sono impiegate forze speciali italiane nella guerra all'IS" ha risposto: "Le strutture italiane impegnate nella lotta contro Daesh sono quelle autorizzate dal Parlamento, ai sensi della vigente normativa. Non si scherza su questi temi". E non si dovrebbe neanche mentire.

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