le notizie che fanno testo, dal 2010

Obama: possibile "no fly zone". Già aerei NATO nei cieli della Libia

La NATO e Barack Obama si dicono pronti per un possibile intervento in Libia, anche militare, a seconda dell'evolversi della situazione. A frenare la Russia e anche l'Italia. Maroni: "La Libia può trasformarsi in un nuovo Afghanistan".

"Se Gheddafi e il suo regime continueranno ad attaccare sistematicamente la popolazione civile, non posso immaginare che la comunità internazionale e l'ONU rimangano a guardare" afferma il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen. Rasmussen spiega, nel corso della conferenza stampa mensile, che la NATO condanna "fortemente l'uso della forza contro la popolazione libica" definendo "oltraggiosa" la continua "violazione dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale" in Libia. Rasmussen continua sottolineando che la NATO vorrebbe evitare in qualunque modo di "intervenire in Libia" se non strettamente necessario, ma ciò non toglie che si sta "preparando per ogni eventualità".
"Ogni nostro intervento - ricorda poi - potrà essere realizzato solo dietro mandato del Consiglio di sicurezza dell'ONU, compresa la tanto discussa "no fly zone" sulla Libia, che sottolinea: "Un'operazione chiaramente di carattere militare".
Intanto, però, sembra che aerei da ricognizione Awacs della NATO stiano sorvegliando 24 ore su 24 i cieli della Libia.
Assolutamente contraria a qualunque intervento militare in Libia, invece, la Russia, come afferma il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. "Noi non vediamo alcun intervento dall'estero come un mezzo per risolvere la crisi in Libia - sostiene Sergei Lavrov come riporta l'agenzia di stampa statale 'Ria-Novosti' - Tanto meno se a carattere militare. I libici debbono risolvere da sé i loro problemi".
Di idea completamente opposta Barack Obama che, ribadendo il senso delle parole di Rasmussen della NATO, sostiene che gli Stati Uniti stanno studiando "una vasta gamma di opzioni, tra cui quella militare". "Voglio inviare un messaggio chiaro ai collaboratori del colonnello Gheddafi: dovranno rispondere delle loro azioni", ha affermato Obama dallo Studio Ovale della Casa Bianca, con affianco il premier australiano Julia Gillard (chissà se stavano discutendo della sorte di Julian Assange cittadino australiano, fondatore di WikiLeaks, che era ricercato dall'Interpol così come lo è ora Gheddafi, si sarà chiesto qualche attento osservatore).
Per l'Italia, invece, un eventuale intervento militare internazionale in Libia sarebbe un "errore molto grave", spiega il ministro degli Interni Maroni, tanto che qualche giorno fa aveva già invitato gli americani a "darsi una calmata". "La Libia può trasformarsi in un nuovo Afghanistan o in una nuova Somalia; tutto cioè nelle mani dei terroristi" spiega Maroni, forse pensando alle affermazioni di Gheddafi, che continua a ripetere che tutte le rivolte sono guidate da Al Qaeda e che presto ci sarà "una jihad islamica nel Mediterraneo".
A frenare sulle parole di Maroni ci pensa poi, in seconda battuta, il ministro della Difesa Ignazio La Russa che assicura: "La Libia non sarà un nuovo Afghanistan - aggiungendo - Ai nostri confini è sempre operante un sistema di difesa. Ma non darei una eccessiva valenza di pericolosità a quanto ha detto il leader libico".
A chiarire definitivamente la diatriba sembra essere Franco Frattini, ministro degli Esteri, che precisa: "La nostra lealtà euroatlantica ci fa dire che le basi militari, il supporto logistico, non potremmo negarli". La Farnesina comunque sottolinea: "La guerra non è un videogioco e la 'no fly zone' vuol dire che ci sono aerei che sorvolano la Libia impedendo ad altri aerei di alzarsi in volo: se lo fanno bisogna sparare, quindi l'unica cosa seria da fare è considerare come Paesi come l'Italia possano contribuire".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: