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Libia rischia guerra civile. Mogherini: azione militare non è immaginabile

La Libia rischia di cadere in una guerra civile, dopo l'operazione militare condotta dal generale Khalifa Belqasim Haftar, che ha come obiettivo quello di "combattere i Fratelli musulmani e gli estremisti islamici". Il ministro degli Esteri Federica Mogherini precisa che "nessuna azione militare di nessun genere non solo è auspicabile, ma nemmeno immaginabile".

"Non si spara, ma la situazione rimane tesa, anche perché non si capisce bene cosa vi sia sotto e cosa i vari miliziani vogliano fare" spiega all'Agenzia Fides Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, dopo i violenti combattimenti di domenica 18 maggio per il controllo del Parlamento libico, preceduti da pesanti scontri nell'est del Paese. A Bengasi infatti si sono registrati 80 morti e circa 150 feriti, dopo l'assalto delle milizie guidate da Khalifa Belqasim Haftar. In seguito all'assalto, il colonnello Mokhtar Fernana ha annunciato in tv che "i membri dell'esercito e rivoluzionari (ex ribelli)" hanno "sospeso il Congresso nazionale generale (Cng, Parlamento) libico". Khalifa Haftar afferma che l'operazione militare ribattezzata "Karama" (Dignità) non sarebbe "un colpo di Stato" perché invece "mira a ripulire la Libia dai terroristi". La pensano diversamente i Fratelli musulmani libici che definicono il generale Haftar "un golpista che deve essere assicurato alla giustizia". Al centro dello scontro c'è l'autorità di un Parlamento, poiché il 5 maggio il Partito della Giustizia e della Costruzione, ala politica dei Fratelli Musulmani, ha nominato premier Ahmed Miitig con una maggioranza non qualificata. Le milizie di Haftar chiedono quindi di formare un governo d'emergenza che accompagni a nuove elezioni. L'obiettivo di Haftar, lo ha rivelato lui stesso in messaggio alla nazione trasmesso in diretta da diverse emittenti, è quello di "combattere i Fratelli musulmani e gli estremisti islamici", precisando di non ricevere "aiuti dall'Egitto né da altri Paesi esteri". Gli Stati Uniti si sono comunque detti disponibili ad aiutare il Paese nell'organizzazione delle elezioni, che la Commissione elettorale vorrebbe indire per il prossimo 25 giugno.

Il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, si dice invece "molto preoccupata" per la situazione in Libia, perché "rischia di sfuggire da qualsiasi controllo", anche perché potrebbe portare ad un aumento di sbarchi di migranti in Italia. Il governo italiano si dice quindi contrario all'opzione militare in Libia e chiede dialogo tra le parti, con Mogherini che precisa: "Lavoreremo affinché sia l'ONU a coordinare il sostegno internazionale in Libia perché non dobbiamo fare degli errori che potrebbero peggiorare la situazione. Nessuna azione militare di nessun genere non solo è auspicabile, ma nemmeno immaginabile". "Mi auguro che non ci sia una guerra civile, ma ci sono tutte le premesse perché possa scoppiare" avverte però Mons. Martinelli, sottolineando che "la Libia sta vivendo un momento particolare". "Dopo i pesanti combattimenti di domenica scorsa - prosegue il Vicario Apostolico - il giorno successivo sembrava che non fosse successo niente: i tripolini erano scesi nei bar come se nulla fosse. Sono stupito di come la popolazione sia capace di passare rapidamente da una situazione di guerra ad una di pace. Secondo me è perché la gente anela alla pace, ne ha bisogno dopo questi anni di incertezza". Mons. Martinelli quindi invita tutti a "pregare per la Libia" perché "l'unica forza è quella della preghiera che smuove i cuori delle persone".

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