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Libia: regime ordina "cessate il fuoco" ma USA e GB vanno avanti

Doveva essere una "no fly zone" ma già dopo due giorni sembra che gli attacchi in Libia della coalizione ONU siano qualcosa di più, tanto che anche la Lega Araba denuncia i "bombardamenti sui civili". Il regime chiede il "cessate il fuoco" ma USA e Gran Bretagna non ci credono.

"L'ONU aveva deliberato per una 'no fly zone', non per bombardamenti a tappeto della Libia. Centinaia di missili lanciati da americani e inglesi verso 'obiettivi' in un'operazione ribattezzata 'Odyssey Dawn', Odissea all'alba. Un linguaggio da Playstation" scrive in un post Beppe Grillo, a cui dovrebbe fare un update visto che intorno alle 20:00 di ieri sono decollati anche 6 Tornado italiani per bombardare "le difese aeree presenti sul territorio libico". Un attacco che sembra aver convinto il regime di Gheddafi al "cessate il fuoco", proclamato paradossalmente più o meno quando i caccia italiani erano in volo sopra i cieli della Libia. L'annuncio è stato fatto da un ufficiale del regime e non dal Colonnello, che solo qualche ora prima aveva sostenuto che sarebbe stata una "guerra lunga" denunciando "metodi terroristi" perché "se si combatte, si combatte sul terreno con una battaglia e non con gli attacchi di questo tipo" spiegava in un messaggio audio. Ora, invece, sembra essere arrivato il dietro front anche se la coalizione non sembra voler credere a questo tipo di resa visto che "non è la prima volta che le autorità libiche dichiarano la loro intenzione di applicare un cessate il fuoco per mettere fine alle violenze contro la popolazione civile libica" spiega in una nota la Farnesina. Anche il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, afferma che questo nuovo cessate il fuoco dovrà essere "verificato", sottolineando però che se ciò fosse vero si potrebbe cominciare a "negoziare". Chi invece sembra voler continuare a combattere, non credendo in anticipo alle parole dell'ufficiale del regime di Gheddafi, è la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, nonostante il Presidente Barack Obama dal Brasile aveva sottolineato che desiderava che questa guerra fosse già "conclusa". Secondo il consigliere per la sicurezza nazionale, Tom Donilon, anche lui a Rio de Janeiro, il "cessate il fuoco sarebbe stato subito violato" annunciando che presto inizierà la seconda fase dell'operazione in Libia. Quale sia questa "seconda fase" non è ancora dato saperlo. Insomma, sembra che qualcuno ci stia prendendo un po' troppo la mano, lasciando inoltre cadere nel vuoto le proteste della Lega Araba e dell'Unione africana. Il capo della Lega Araba Amr Moussa, infatti, spiega che "quello che sta accadendo in Libia differisce dall'obiettivo di imporre una no-fly zone - precisando - Quello che vogliamo è la protezione dei civili e non il bombardamento di altri civili". Sulla stessa linea anche il comitato dell'Unione africana che rifiuta "ogni intervento militare straniero nel Paese quale che sia la forma", come spiega il presidente della Mauritano Mohammed Ould Abdel Aziz, tanto che è stata convocata per il 25 marzo ad Addis Abeba una riunione congiunta con la Lega Araba, l'UE, l'ONU e l'OCI (Organizzazione della Conferenza islamica).

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