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Libia: raid NATO uccide civili per un "malfunzionamento di sistema"

La NATO ammette di aver bombardato un edificio civile "a causa di un malfunzionamento del sistema dei caccia". Solo pochi giorni fa ammetteva di aver colpito invece alcuni veivoli dei ribelli.

Le bombe non sono intelligenti, come non lo è la guerra, che si dice sempre venga combattuta per la pace. Ma la guerra non porta speranza, solo il sogno che possa finire presto per poter rimprendere in mano una vita che rischia di essere spezzata ad ogni allarme bomba. Come in Libia, dove l'ONU ha autorizzato la missione NATO di bombardare "gli obiettivi militari" necessari a mettere in crisi la potenza del regime di Gheddafi, un dittatore che fino a poche settimane fa era, per esempio, un alleato dell'Italia. Solo che le bombe sulla Libia non sembrano aver scalfito minimanente Gheddafi, che ha anche il tempo di giocare una partita a scacchi con Kirsan Nikolaevic Iljumzinov, presidente della FIDE (la maggiore organizzazione scacchistica internazionale) e ogni tanto registrare messagi audio e video dove afferma che "la NATO è destinata a essere sconfitta". Al contrario rischiano di mettere in ginocchio il Paese che si dovrebbe salvare dal dittatore. Giovedì 16 giugno la NATO ha ammesso che i suoi caccia hanno bombardato per errore alcuni "veicoli che facevano parte di una pattuglia degli oppositori" al regime di Gheddafi, vicino al centro petrolifero di Marsa el-Brega. In poche parole, le forze dell'Alleanza hanno lanciato le loro bombe su quei ribelli che dovrebbero difendere. Ieri (19 giugno) poi la notizia di un altro errore, visto che la NATO ha ammesso, di nuovo, di aver colpito obiettivi civili anziché militari. "L'obiettivo del raid era colpire un deposito di missili - si legge in una nota dell'Alleanza - Tuttavia, sembra che un'arma non abbia colpito il bersaglio e che a causa di un malfunzionamento del sistema dei caccia possa aver causato un numero di vittime civili". Stando a fonti governative libiche, sarebbe stato colpito un edificio civile a Tripoli, causando almeno 9 vittime, cinque delle quali della stessa famiglia, e ferendone altre 18, tra le quali sembra anche un bambino e un neonato. Il viceministro degli Esteri della Libia, Khaled Kaim, afferma che l'attacco sarebbe stato però "intenzionale" e pare che la NATO abbia avviato una indagine in merito a tali dichiarazioni. Nonostante in entrambi i casi la NATO abbia sottolineato il suo "rammarico per ogni eventuale perdita di vite umane", sottolinea anche che ciò è "avvenuto in un'area di conflitto". E infatti, senza guerra non ci sarebbero né bombe né vittime. Per questo motivo molte autorità internazionali, a partire da Papa Benedetto XVI, continuano nei loro appelli affinché si riaprano i negoziati in Libia.

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