le notizie che fanno testo, dal 2010

Libia: ancora scontri tra Tripoli e Bengasi. Ban Ki-moon: necessità di dialogo

In Libia, la situazione attuale tra Tripoli e Bengasi "è molto tesa e incerta". A causa degli scontri e dei razzi lanciati nell'area intorno all'aeroporto internazionale, il numero dei morti salirebbe a 7, mentre sarebbero almeno 49 i feriti. Dopo l'appello che il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha rivolto all'ONU, il segretario generale Ban Ki-moon sottolinea "l'urgente necessità di dialogo tra tutti gli attori libici affinché venga trovata una soluzione pacifica per il processo di transizione politica".

In Libia, la situazione attuale tra Tripoli e Bengasi "è molto tesa e incerta. Siamo molto preoccupati" riferiscono fonti locali che hanno chiesto l’anonimato all'Agenzia di stampa Fides. Nella giornata di domenica ci sono stati scontri e lanci di razzi intorno all'aeroporto internazionale di Tripoli, tanto che questo rimarrà chiuso almeno fino al 16 luglio. I voli diretti a Tripoli erano stati dirottati su Misurata, ma a quanto pare anche qui sono stati sospesi. Rimarrebbero aperti solo due scali, quelli delle città di al-Baida e di Tobruk, a est. Un portavoce del governo ha riferito che il 90% dei velivoli fermi sulle piste e la torre di controllo a Tripoli sono stati ormai distrutti, mentre altre fonti riferirebbero anche l'uccisione di due soldati. La Fides spiega che ad affrontarsi sono le milizia di Zintan, che hanno assunto il controllo dell’aeroscalo fin dai tempi della caduta del regime di Gheddafi, e una serie di gruppi ribelli legati, sembra, a movimenti jihadisti. Negli scontri sono morte almeno 7 persone ed altre 49 sono rimaste ferite. Dopo l'appello che il ministro degli Esteri, Federica Mogherini, ha rivolto all'ONU, il segretario generale Ban Ki-moon si è detto "estremamente preoccupato per il drammatico aumento della violenza contro i civili nella capitale libica, Tripoli". In una dichiarazione rilasciata attraverso il suo portavoce, Ban Ki-moon ha sottolineano come tali azioni violente "minano i sacrifici che tanti libici hanno fatto durante la rivoluzione al fine di creare uno Stato basato sullo Stato di diritto". Il segretario generale dell'ONU ribadisce quindi "l'urgente necessità di dialogo tra tutti gli attori libici affinché venga trovata una soluzione pacifica per il processo di transizione politica". A causa degli scontri, la missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha ridotto temporaneamente il proprio personale nel paese poiché, viene spiegato "non era possibile continuare a fornire consulenza e supporto tecnico in condizioni che ostacolano la loro libertà di movimento e la loro sicurezza".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: