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Libia: all'Italia comando flotta su embargo armi. Vendute da noi?

Sarà l'Italia a rafforzare l'embargo delle armi alla Libia stabilito dalla risoluzione ONU, alla quale è stata affidata il comando navale dell'Alleanza. Ma chi vendeva le armi a Gheddafi prima dello scoppio del conflitto?

Il dibattito sul passaggio di consegne dall'ONU alla NATO sembra infiammare gli alleati della coalizione che dovrebbero essere uniti al solo scopo di "scongiurare il massacro dei civili", come spiega il ministro degli Esteri Franco Frattini al Senato. E se la NATO rimane pronta "ad agire se e quando sarà richiesto", come spiega il suo portavoce Oana Lungescu, la Francia di Sarkozy sottolinea che l'Alleanza Atlantica avrà solo "un ruolo tecnico nelle operazioni in Libia e non eserciterà il pilotaggio politico", come spiega il ministro degli Esteri francese Juppè. I cugini d'oltralpe sembrano anche essere convinti del fatto che nella missione della NATO l'Italia avrà un ruolo di primo piano, e i fatti sembrano dare loro conferma. Dopo che la NATO, da Bruxelles, ha denunciato "che il flusso illegale delle armi verso la Libia è un'attività che continua", è giunta la notizia che sarà l'Italia a rafforzare l'embargo stabilito dalla risoluzione ONU, alla quale è stata affidata il comando navale dell'Alleanza.
Frattini spiega che "l'Italia svolgerà un ruolo speciale" con il coordinamento con base a Napoli e con un ammiraglio italiano.
Interessante notare che, almeno fino allo scoppio della guerra o della "missione Odyssey Dawn" che dir si voglia, sembra che a vendere le armi a Gheddafi fosse anche l'Italia, cosa che del resto non dovrebbe stupire più di tanto visto che con il dittatore libico il governo aveva anche sottoscritto un "Trattato di Amicizia" ora "sospeso".
A fine febbraio, infatti, l'Italia dei Valori aveva anche presentato una interrogazione, primo firmatario Antonio Di Pietro, sulla vendita delle armi in Libia.
Fabio Evangelisti, capogruppo IdV in commissione Esteri e Leoluca Orlando, portavoce del partito, spiegavano infatti a febbraio non solo che "il governo italiano deve bloccare immediatamente la fornitura di armi alla Libia" perché "Gheddafi sta massacrando migliaia di civili inermi con le armi che gli ha venduto il nostro Paese, grazie allo scellerato Trattato di Amicizia italo libico voluto fortemente da Berlusconi" ma anche "nel 2009 l'Italia avrebbe destinato al regime del colonnello Gheddafi, attraverso Malta, oltre 79 milioni di euro di armi leggere" sottolineando: "Ma, dalle relazioni della presidenza del Consiglio italiano sull'export di armamenti, non risulta alcuna autorizzazione all'esportazione di quelle armi né a Malta, né alla Libia". L'interrogazione parlamentare era stata richiesta proprio per avere dei chiarimenti sulla vicenda portata all'attenzione dell'opinione pubblica dalla "Rete italiana per il disarmo" e dalla "Tavola della pace".
Il 25 febbario una nota del presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ritornando sull'argomento spiegava: "Se quanto afferma La Russa è vero, ossia che l'Italia non ha ceduto armi alla Libia, la questione è anche più grave del previsto. Infatti siccome la triangolazione con Malta e la Libia in questo campo risulta eccome, vuol dire che allora la cessione di armi è avvenuta illecitamente. A questo punto è bene che se ne occupino al più presto le autorità competenti. Al riguardo ieri abbiamo presentato un'interrogazione".

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