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Libia: Sirte assediata. Mons. Martinelli: "resistenza che non dorme"

La guerra in Libia prosegue e Sirte, città ormai assediata dal Cnt che combatte la resistenza fedele all'ex rais Gheddafi, si trova in condizioni "disperate". Manca acqua, luce, cibo e medicinali. Pare che la Croce Rossa sia riuscita a far pervenire un minimo di attrezzature mediche nella città.

La guerra in Libia continua a mietere vittime civili e a terrorizzare uomini, donne e bambini. Mentre Mustafa Abdel Jalil, presidente del Consiglio nazionale di transizione (Cnt) ha annunciato a Bengasi l'istituzione di un Consiglio provvisiorio che proclamerà, a tempo debito, la "liberazione" del Paese, la città costiera di Sirte è ormai in condizioni "disperate", come testimoniano le organizzazioni umanitarie. La Croce Rossa sembra abbia potuto portare alla città assediata, dove continuano i combattimenti tra i "lealisti" e le forze del Consiglio nazionale di transizione, dell'ossigeno ed altre attrezzature mediche, dopo che notizie d'agenzia segnalavano l'impossibilità per la Croce Rossa di entrare a Sirte per i cannoneggiamenti dei militari del Cnt (leggi "Libia, combattimenti bloccano aiuti umanitari a Sirte" - Reuters - http://is.gd/PzicW2). Le informazioni rimangono come sempre frammentarie e spesso una delle uniche fonti attendibili è Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli la cui testimonianza viene ripresa dall'Agenzia Fides (http://is.gd/ad2uL9). "Il fatto che si continui a combattere mi rattrista molto" afferma Mons. Martinelli, "Qui a Tripoli sono ottimisti sulla rapida conclusione dell'assedio a Sirte e a Beni Walid, ma di fatto esiste una resistenza che non dorme. Il nostro auspicio è che si trovi al più presto una soluzione pacifica che eviti altre vittime". Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli sempre a Fides ha ringraziato "il governo italiano per i feriti accolti negli ospedali italiani. Anche altri Paesi dovrebbero compiere simili gesti umanitari". A Sirte intanto, secondo fonti umanitarie, non sono solo le medicine a scarseggiare ma anche acqua, elettricità e cibo. Chi ha potuto, si stima circa diecimila persone, ha lasciato la città assediata.

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