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Libia: NATO bombarda ribelli. Insorti denunciano: non abbiamo contanti

La missione ONU in Libia, passata poi alla NATO, ha il compito di proteggere gli insorti che stanno combattendo contro la dittatura di Gheddafi. Ma ad essere colpiti sono anche i ribelli, naturalmente per errore. Perché si sa che la bombe non riescono mai ad essere troppo "intelligenti".

La missione ONU in Libia, passata poi alla NATO, ha il compito di proteggere gli insorti che stanno combattendo contro la dittatura di Gheddafi. Per proteggere i ribelli, l'ONU ha ammesso i bombardamenti aerei sulla Libia, che dovrebbero essere "intelligenti" e colpire solo "obiettivi militari". Ma si sa che la bombe non riescono mai ad essere troppo intelligenti, e per questo la guerra che si sta combattendo in Libia, che sta combattendo anche l'Italia, non solo miete vittime civili ma va a colpire anche gli "alleati" della NATO, cioè gli insorti al regime. La NATO ha infatti ammesso che giovedì 16 giugno, vicino al centro petrolifero di Marsa el-Brega, i caccia hanno bombardato "per errore" alcuni "veicoli che facevano parte di una pattuglia degli oppositori" al regime di Gheddafi. La NATO, nella nota, esprime naturalmente "rammarico per ogni eventuale perdita di vite umane o ferimento causati da un così malaugurato incidente" pur sottolineando che ciò è "avvenuto in un'area di conflitto". Che sembra suonare come un "d'altronde può capitare". Ma non sembra il "finire sotto il fuoco amico" la preoccupazione maggiore degli insorti, che infatti denunciano di stare "esaurendo ogni risorsa" e di non "avere più contanti", come rende noto il ministro del Petrolio e delle finanze del Consiglio nazionale di transizione in Libia, Ali Tarhouni. "E' un fallimento completo - spiega Ali Tarhouni, che ipotizza quindi - O i Paesi occidentali non capiscono, o a loro semplicemente non interessa". Il ministro libico sottolinea quindi che i ribelli stanno già trattando con compagnie straniere per vendere il loro petrolio, anche con le stesse che un tempo facevano affari con Gheddafi, perché "c'è gente che è morta per questa rivoluzione. E ancora si muore - concludendo - Troveremo un modo. Una cosa è certa: non molleremo mai".

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