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Libia: NATO bombarda Tv di Stato, uccisi 3 giornalisti

In Libia i bombardamenti si stanno "intensificando", come rivela anche Mons. Martinelli, Vicario apostolico di Tripoli, e la NATO bombarda anche 3 emittenti della Tv di Stato libica, con però all'interno i suoi dipendenti, uccidendo 3 giornalisti e ferendone altri 15.

Il 29 luglio l'agenzia Fides riportava le parole di Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, che rendeva noto come la NATO, in Libia, stia "intensificando i bombardamenti", non riuscendo comunque a comprenderne il motivo. "Forse aspettano qualche decisione da parte di Tripoli, ma non credo che sia così facile far cedere il leader. Gheddafi sembra essere ancora forte e non mi sembra che le bombe serviranno a piegarlo" continuava Mons. Martinelli (http://is.gd/hMEmAQ). Ciò che le bombe sono riuscite a fare, invece, nell'indifferenza della maggior parte dei media, anche quelli televisivi che hanno un occhio sempre puntato sul Nord Africa, è causare la morte di 3 giornalisti uccisi e il ferimento di altri 15 dipendenti della televisione libica, visto che la NATO ha bombardato tre sue emittenti per "ridurre al silenzio il colonnello Gheddafi". "Il nostro intervento è stato necessario perché la televisione è utilizzata dal regime per opprimere la popolazione civile - spiega infatti la NATO - Gheddafi usa i suoi interventi teletrasmessi per alimentare l'odio tra i libici e mobilitare i suoi sostenitori". Il direttore della Tv di Stato libica, però, sottolinea come tale azione sia "un atto di terrorismo internazionale", e a parte l'uccisione di altri 3 gionalisti (civili) il bombardamento sembra essere servito a ben poco, visto che poco dopo il colonnello Gheddafi è tornato a ribadire non solo che i nemici saranno "sconfitti dalla resistenza e dal coraggio del popolo libico" ma che "non abbandonerà mai" la Libia. In molti, inoltre, si domandano se il bombardamento della Tv di Stato libica quando all'interno sono al lavoro dei civili sia permesso o meno dalla risoluzione ONU 1973, a cui aderisce anche l'Italia che "sorvola" la Libia con i suoi caccia, anche se delle "nostre" missioni non si hanno mai notizie.

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