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Libia: Italia stringe accordo con CNT per rimpatrio immigrati libici

Finora gli immigrati libici erano considerati dei profughi, perché in Libia c'è la guerra e l'Italia deve ospitarli come rifugiati. Oggi le cose cambiano: l'Italia stringe infatti un accordo con il Comitato nazionale transitorio di Bengasi per il rimaptrio degli immigrati, che diventano clandestini.

Lo aveva anticipato il Ministro degli Esteri Franco Frattini durante una intervista al TG1 e l'ha confermato il premier Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa di ieri (16 giugno) a Palazzo Chigi. L'Italia, spiega Berlusconi, firmerà oggi (venerdì 17 giugno) un accordo con il Comitato nazionale transitorio libico (CNT) "per poter riportare in Libia i migranti che sono voluti venire in Italia". Intervistata da Margherita Ghinassi del TG1, Franco Frattini spiegava l'identica cosa: "Firmeremo con il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi, che è l'unico rappresentante legittimo per l'Italia del popolo libico, un accordo sulla cooperazione per prevenire e contrastare i flussi di immigrati irregolari, inclusa la problematica dei rimpatri, e a differenza di quanto si faceva con il regime di Gheddafi, qui l'UNHCR, cioè l'agenzia dell'ONU per i rifugiati, sarà pienamente coinvolta". Franco Frattini, oltre ad affermare che l'UNHCR "sarà pienamente coinvolta" in questo tipo di accordo, sostiene anche che l'agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati si impegna "da subito anche al rimpatrio di immigrati clandestini", tanto da dimostrare "con questo la serietà dell'impegno di mantenere per la Libia la collaborazione con l'Italia". Eppure l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha comunicato di aver appreso "con stupore" quanto dichiarato da Frattini, precisando al contrario che "non vi è alcun tipo di coinvolgimento" dell'organizzazione "riguardante tali operazioni", come riporta l'Avvenire (http://is.gd/lwtXXa). In poche parole, sembra di capire che i libici che fuggono dal loro Paese martoriato dalla guerra civile e dai bombardamenti della NATO, di cui l'Italia fa parte attivamente mettendo a disposizione basi e caccia, saranno non più trattati come profughi ma come clandestini. Eppure i primi di maggio era stato proprio il ministro dell'Interno Roberto Maroni, che ieri ha illustrato il decreto approvato in Cdm dove viene ripristinata l'espulsione coattiva (anche per i cittadini comunitari), a ricordare che i "profughi" (non clandestini) provenienti dalla Libia "non possono essere rimandati indietro finché c'è la guerra in Libia" perché "la regola europea è che se i rifugiati arrivano in un Paese devono rimanere lì". Cosa è cambiato da allora? Perché gli immigrati libici non dovrebbero più avere tutti lo status di rifugiati ed essere accolti in Italia finché il conflitto in Libia non cesserà? Una guerra che potrebbe diventare un "pantano", come la definisce Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa, degenerata anche a causa dei bombardamenti della NATO. Bombardamenti che anche i caccia italiani fanno, nonostante non vi siano più notizie in merito a tali missioni. Bombe NATO che continuano ad uccidere anche civili innocenti, nonostante la risoluzione ONU ha autorizzato l'intervento proprio per difendere la popolazione libica. Solo ieri 16 giugno altre 12 civili sarebbero rimaste uccisi, per esempio, nel corso di un bombardamento aereo della NATO, colpendo in pieno un autobus nella città di Kikla, della Libia occidentale situata a circa 150 chilometri a sud-ovest di Tripoli e oltretutto in mano ai ribelli libici, quindi "alleati" della NATO. Qualcuno potrebbe sottolineare che però l'Italia stringerà tale accordo per i rimpatri in Libia con il Consiglio nazionale transitorio di Bengasi, che è appunto il rappresentante politico dei ribelli. Ci sarebbe d'altra parte da ricordare, però, che la Commissione d'inchiesta dell'ONU creata dal Consiglio dei diritti dell'Uomo, dopo essersi recata in particolar modo a Tripoli e a Bengasi, ha concluso non solo che "crimini contro l'umanità e crimini di guerra sono stati commessi dalle forze governative della Libia" (quindi dalle forze fedeli a Gheddafi) ma anche che "alcune azioni che costituiscono crimini di guerra" sono state commesse dalle forze di opposizione. A qualcuno appare quindi sconcertante il fatto che l'Italia stringa accordi per rimandare in una Libia che anche i nostri Tornado stanno bombardando degli immigrati che avrebbero tutto il diritto di essere trattati come rifugiati. Solo a qualcuno, però, visto che la maggior parte dei media "mainstream" non ha dedicato a tale notizia nemmeno un trafiletto, tutti occupati invece a svelare il "giallo del pollice verso" di Bossi.

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