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Libia, ISIS: prenderemo Misurata. Pinotti: bisogna fare come nei Balcani

Dopo Sirte, l'ISIS annuncia che sarebbe pronta a conquistare anche Misurata, maggior eporto della LIbia nonché terza maggiore città dopo Tripoli e Bengasi. Intanto, l'ambasciata d'Italia a Tripoli ha sospeso oggi le sue attività mentre il ministro della Difesa Roberta Pinotta annuncia che contro lo Stato ISlamico che avanza in Libia "bisogna fare come nei Balcani".

"L'ambasciata d'Italia a Tripoli ha sospeso oggi le sue attività in relazione al peggioramento delle condizioni di sicurezza. Il personale è stato temporaneamente rimpatriato via mare. I servizi essenziali saranno comunque assicurati" comunica in una nota il Ministero degli Esteri, invitando nuovamente gli italiani presenti in Libia "a lasciare temporaneamente il Paese alla luce della crescente instabilità sul terreno". Venerdì 13 febbraio, infatti, si diffonde la notizia che i miliziani del sedicente Stato Islamico avevano occupato anche la città di Sirte, dopo aver già trasformato la città di Derna in una sorta di loro emirato. In una dichiarazione, il ministro Paolo Gentiloni ribadisce che "l'Italia rimane al lavoro con la comunità internazionale per combattere il terrorismo e ricostruire uno stato unitario e inclusivo in Libia, sulla base del negoziato avviato dall'inviato speciale dell'ONU Leon, al quale continuerà a partecipare il nostro inviato speciale Ambasciatore Buccino". Gentiloni afferma inoltre che "il peggioramento della situazione richiede ora un impegno straordinario e una maggiore assunzione di responsabilità, secondo linee che il governo discuterà in Parlamento a partire dal prossimo giovedì 19 febbraio. - aggiungendo - L'Italia promuove questo impegno politico straordinario ed è pronta a fare la sua parte in Libia nel quadro delle decisioni delle Nazioni Unite".

A chiarire più esplicitamente il pensiero di Gentiloni è il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che nel corso di una intervista a Il Messaggero spiega: "L’Italia è pronta a guidare in Libia una coalizione di paesi dell’area, europei e dell’Africa del Nord, per fermare l’avanzata del Califfato, che è arrivato a 350 chilometri dalle nostre coste. - precisando - Se in Afghanistan abbiamo mandato sino a 5mila uomini, in un paese come la Libia, che ci riguarda molto più da vicino, e in cui il rischio di deterioramento è molto più preoccupante per l’Italia, la nostra missione può essere significativa e impegnativa, anche numericamente". Pinotti sottolinea quindi che "l’intervento è diventato urgente", specificando che "mezzi, composizione e regole d’ingaggio li decideremo con gli alleati in base allo spirito e al mandato della missione ONU". Il ministro della Difesa vede la Libia come una seconda missione dei Balcani "dove per scongiurare la 'bonifica' etnica abbiamo invitato decine di migliaia di uomini - prosegue Roberta Pinotti - e abbiamo ancora contingenti dopo 20 anni per stabilizzare il territorio". Dopo queste "dichiarazioni di guerra", è arrivata la risposta dell'ISIS che dall'Iraq definisce Paolo Gentiloni "il ministro degli Esteri dell'Italia crociata". Lo Stato Islamico, intanto, annuncia che dopo Sirte sarebbe pronta a conquistare anche Misurata, maggior eporto della LIbia nonché terza maggiore città dopo Tripoli e Bengasi.

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