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Libia: Gheddafi alle strette. Fine guerra a settembre: data rispettata

Il regime di Gheddafi pare ormai alle strette. Anche se il rais sembra voler resistere, la fine del conflitto appare ormai alle porte. Tutto farebbe pensare che la guerra cesserà entro settembre, entro la proroga di 90 giorni della missione "Unified Protector" della NATO in Libia.

"I combattimenti e i cannoneggiamenti sono ancora in corso. E' un disastro" riferiscono fonti dell'agenzia Fides raccontando la situazione che si è venuta a creare a Tripoli dopo che i ribelli affermano di aver preso il controllo del 95% del territorio. Il 5% che rimane da conquistare è, soprattutto, la zona che limita il bunker dove, teoricamente, Gheddafi starebbe "guidando la battaglia". Gheddafi, stando almeno a quanto riferiscono le fonti di alcune agenzie di stampa e anche il figlio del leader libico Saif al Islam, starebbe infatti bene e continuerebbe a rimanere a Tripoli. Nessuna fuga, nessun negoziato. Muammar Gheddafi pare voglia continuare a resistere agli insorti. "I ribelli hanno iniziato la loro offensiva venerdì sera - ricostruisce gli avvenimenti l'agenzia Fides - Sabato 20 agosto alle 9 del mattino sono iniziati violenti combattimenti che sono durati fino all'una. Domenica 21 i combattimenti sono ripresi con violenza e sono durati tutta la giornata. I bombardamenti aerei della NATO sono continuati fino a ieri (21 agosto, ndr). Sono stati molto violenti specialmente sabato durante le prime fasi dell'offensiva di terra". Ma a Tripoli i caccia della NATO hanno ripreso a bombardare anche lunedì, in particolare all'indirizzo del compound Bab al Aziziyah, all'interno del quale Gheddafi dovrebbe essere nascosto. Secondo fonti Reuters, comunque, la "situazione non è stabile" perché ci sarebbero "scontri a fuoco ovunque. Le forze di Gheddafi stanno usando carri armati al porto e sulla strada Al Sarine vicino a Bab al Aziziyah". E mentre si attende o la resa o la cattura del dittatore libico, si moltiplicano gli inviti alla pace. In prims è il CNT (Consiglio nazionale transitorio di Bengasi) che chiede alla "coscienza e alla responsabilità" degli insorti di "non vendicarsi". "Non prendetevela con gli stranieri e rispettate i prigionieri" insiste il CNT, promettendo un "processo equo per tutti" visto che l'idea della "nuova Libia" è quella di costruire un Paese "fondato sulla libertà, sull'eguaglianza, sulla fraternità". D'altronde, il primo Stato che si è schierato a fianco dei ribelli è stato proprio la Francia. Anche il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon chiede a Gheddafi e alle forze a lui rimaste fedeli di cessare la resistenza, per consentite una transizione del potere, ricordando che Gheddafi, come alcuni dei suoi figli e dei vertici del governo libico, dovranno essere giudicati dalla Corte penale internazionale dell'Aia. Circola infatti la voce che i ribelli starebbero invece valutando di processare il dittatore in Libia, anche se il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, ricorda che ormai "siamo fuori tempo massimo, l'unica strada è quella della giustizia della Corte Penale Internazionale". E mentre il presidente USA, Barack Obama, afferma che il regime di Gheddafi "volge al termine e il futuro della Libia è ora nelle mani del suo popolo", anche il premier Silvio Berlusconi chiede all'ex amico Gheddafi "di porre fine a ogni inutile resistenza e di risparmiare, in questo modo, al suo popolo ulteriori sofferenze". Allo stesso tempo, esorta "il Consiglio Nazionale Transitorio ad astenersi da ogni vendetta e ad affrontare con coraggio la transizione verso la democrazia con spirito di apertura nei confronti di tutte le componenti della popolazione". L'Italia, che fino a pochi mesi fa era legata alla Libia di Gheddafi da un "Trattato di Amicizia", che prevedeva paradossalmente anche la reciproca non aggressione, è ora al fianco del CNT, tanto che Berlusconi ha avuto nel pomeriggio di lunedì 22 "un colloquio telefonico con il Primo Ministro del Consiglio Nazionale Transitorio libico, Mahmud Jibril", come riporta in una nota Palazzo Chigi. Durante la telefonata, Berlusconi ha quindi riconfermato "l'impegno dell'Italia a sostegno delle nuove Autorità per la costruzione di una Libia democratica e unita" mentre Mahmud Jibril ha sottolineato "il particolare significato del sostegno assicurato dal nostro Paese, la cui vicinanza al popolo libico ha radici profonde". Argomenti che verranno comunque approfonditi, conclude la nota, durante "un incontro che avrà luogo nei prossimi giorni in Italia". La fine del conflitto libico sembra quindi ormai prossimo, visto che già si annotano appuntamenti in agenda, si parla di scongelare i beni della famiglia Gheddafi, che vanno "messi al sicuro nel nome del popolo libico e usati per finanziare la transizione verso la democrazia in Libia, perché il popolo libico ha guadagnato quei soldi", come afferma la cancelliera tedesca Angela Merkel, e si pensa di interrompere i raid aerei della NATO, che comunque si dice sino stati "necessari" perché altrimenti "Gheddafi avrebbe massacrato il suo popolo", come sostiene David Cameron. Insomma, la guerra in Libia sembra proprio che cesserà entro settembre, esattamente come aveva "predetto" Umberto Bossi a fine luglio, durante una festa della Lega Nord in Brianza (http://is.gd/vs09BP) e ancor prima la NATO. La proroga di 90 giorni della missione "Unified Protector" della NATO in Libia, annunciata il 1 giugno scorso, è infatti quasi giunta al termine.

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