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Libia, Frattini: no fly zone significa guerra, bisogna sparare

Mentre NATO e Stati Uniti si dicono pronti ad "intervenire in Libia", anche militarmente se necessario, a partire dalla "no fly zone", il ministro degli Interni Roberto Maroni frena su questi interventi "guerrafondai"e Frattini spiega che "la guerra non è un videogioco".

Mentre la NATO e gli Stati Uniti si dicono pronti ad "intervenire in Libia", anche militarmente se necessario, a partire dalla "no fly zone", il ministro degli Interni Roberto Maroni frena su questi interventi "guerrafondai" e quasi ribadisce, come fatto nei giorni scorsi, che gli americani devono "darsi una calmata". Maroni spiega che un intervento militare in Libia sarebbe un "errore molto grave" perché "se si interviene nel modo sbagliato, la Libia può trasformarsi in un nuovo Afghanistan o in una nuova Somalia; tutto cioè nelle mani dei terroristi". E' stato per primo Gheddafi, in questi ultimi giorni, ha paventare la possibilità che gli uomini di Al Qaeda si potrebbero impossessare di tutto il Maghreb ora in rivolta, anche perché il dittatore libico afferma che sarebbero proprio "cellule dormienti" di Al Qaeda a istigare le proteste. A gettare un po' d'acqua sulle parole forse un po' roventi di Maroni ci pensa il ministro della difesa Ignazio La Russa, che afferma in un'intervista a 'Il Mattino': "La Libia non sarà un nuovo Afghanistan. Capisco che cosa intende dire Roberto Maroni ma le due situazioni non sono comparabili - aggiungendo poi, pensando alle parole di Gheddafi, che "ai nostri confini è sempre operante un sistema di difesa. Ma non darei una eccessiva valenza di pericolosità a quanto ha detto il leader libico". Roberto Maroni comunque sembra essere chiaro: "Prima di decidere di bombardare, prima che i guerrafondai abbiano il sopravvento, occorre sviluppare una politica di aiuti, come il piano Marshall citato da Berlusconi - concludendo - Mi auguro davvero che dal Consiglio europeo dell'11 marzo possa uscire un piano di aiuti per i Paesi del Maghreb, un piano di intervento che consenta a questi Paesi di passare verso sistemi più democratici, senza il rischio di infiltrazioni terroristiche".
Il ministro La Russa chiude invece sostenendo che "la parola spetta agli organismi internazionali. Si possono mettere in campo tutte le operazioni diplomatiche che si vogliono, ma non tocca solo a un Paese intervenire e men che meno all'Italia".
A chiarire la questione ci pensa Franco Frattini, ministro degli Esteri, che spiega che "la nostra lealtà euroatlantica ci fa dire che le basi militari, il supporto logistico, non potremmo negarli" ma che "la guerra non è un videogioco e la 'no fly zone' vuol dire che ci sono aerei che sorvolano la Libia impedendo ad altri aerei di alzarsi in volo: se lo fanno bisogna sparare, quindi l'unica cosa seria da fare è considerare come Paesi come l'Italia possano contribuire".

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