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Gheddafi:Algeria smentisce fuga. Libia sommersa di armi, leggere e non

La caccia al rais è iniziata, ma di Gheddafi neanche l'ombra. L'Algeria smentisce che si sia rifugiato nel Paese, mentre la NATO continua a bombardare Sirte. Ma un nuovo pericolo incombe sulla Libia: l'arsenale di Gheddafi e il fatto che tutto il popolo sia ormai armato.

"Fino a quando non si saprà che fine ha fatto Gheddafi è difficile fare previsioni. La situazione è ancora pericolosa perché ci sono fedelissimi che sono pronti a dare la vita per lui" spiega all'Agenzia Fides Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, attualmente in Italia ma ansioso di ritornare presto in Libia "per essere insieme alla comunità ed ai sacerdoti". Mons. Martinelli sottolinea che in Libia "ci sono persone formidabili, intelligenti e preparate, che possono guidare il Paese. Ci sono delle elite in grado di prendere in mano la situazione e progettare il futuro del Paese, salvaguardando la sua unità" ma che purtroppo non si potrà parlare definitivamente di pace finché il dittatore non verrà catturato. Che fine abbia fatto il colonnello Gheddafi, dopo che Tripoli è stata espugnata dai ribelli quasi al 95%, non è chiaro. Qualcuno ipotizza che sia ancora a Tripoli, altri che sia fuggito fuori dalla Libia. Nelle ultime ore, l'agenzia egiziana Mena aveva ipotizzato che il rais potesse essersi rifugiato in Algeria, ma poco dopo da Algeri è arrivata una secca smentita. Secondo il quotidiano arabo El-Shuruk, che ha intervistato una ex guardia del corpo del rais, Gheddafi potrebbe aver trovato rifugio anche in Niger, da dei familiari. La NATO, invece, sembra scommettere su Sirte, visto che i bombardamenti sulla città libica sono continuati incessanti. E mentre la caccia è ormai partita, il CNT (Consiglio nazionale transitorio libico) si è appellato "a tutte le organizzazioni umanitarie" spiegando che Tripoli ha urgente bisogno di "medicine, beni di primo soccorso e materiale chirurgico", e avvertendo che anche i beni alimentari stanno cominciando a scarseggiare. Ma la Libia potrebbe essere esposta anche a ben altri pericoli, come spiega sempre Mons. Martinelli alla Fides, ricordando che Peter Bouckaert, Direttore per le emergenze di Human Rights Watch, ha "denunciato la presenza di enormi quantità di armi giacenti negli arsenali militari del regime di Gheddafi". Tra queste armi, anche quelle chimiche come le circa 10 tonnellate di iprite, cioè il micidiale gas mostarda (http://is.gd/RktkOR). Mons. Martinelli sottolinea che prima di "tornare alla normalità" bisognerà mettere "in sicurezza e rendere inattive" questo tipo di armi perché "se cadono nelle mani sbagliate le conseguenze potrebbero essere molto gravi e si rischia di precipitare in una spirale di violenza incontrollabile". Anche il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon, afferma che c'è la necessità di "mettere fine al conflitto e ristabilire ordine e stabilità", ricordando che la Libia "è sommersa di armi leggere". Armi che sarebbero state fornite anche dalla Francia, come aveva ammesso i primi di luglio (http://is.gd/QX6Zdi) e forse anche dall'Italia. L'Italia dei Valori, infatti, aveva chiesto chiarimenti, attraverso un'interrogazione parlamentare sul fatto che "nel 2009 l'Italia avrebbe destinato al regime del colonnello Gheddafi, attraverso Malta, oltre 79 milioni di euro di armi leggere", come spiegavano Fabio Evangelisti, capogruppo IdV in commissione Esteri e Leoluca Orlando, portavoce del partito, aggiungendo però che "dalle relazioni della presidenza del Consiglio italiano sull'export di armamenti, non risulta alcuna autorizzazione all'esportazione di quelle armi né a Malta, né alla Libia" (http://is.gd/FcBa3n).

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