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Alfano: subito in Libia con missione ONU. Qual è la minaccia dell'ISIS?

Anche il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, chiedere all'ONU un intervento immediato in Libia. Ma l'Italia è pronta a dichiarare guerra al sedicente Stato Islamico solo per proteggere le nostre coste? In Libia, infatti, ci sono molti interessi italiani da tutelare.

Anche il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, si unisce a Paolo Gentiloni e Roberta Pinotti (ministri degli Esteri e della Difesa) nel chiedere all'ONU un intervento immediato in Libia, con una coalizione di "peacekeeping" che l'Italia si propone di guidare. "L'avanzata del Califfato in Libia accentua tutti i profili di rischio" afferma Angelino Alfano in una intervista a La Repubblica, sottolineando che "quanto successo oggi alla nostra motovedetta avvicinata da una barcone con quattro persone armate di kalashnikov è la prova di quanto spregiudicata, inumana e criminale sia l'azione della più macabra agenzia viaggi del mondo, quella dei trafficanti di esseri umani". Ma l'Italia è pronta quindi a dichiarare guerra al sedicente Stato Islamico solo per proteggere le nostre coste? In realtà in Libia ci sono molti più interessi italiani da tutelare, come pochi giorni fa faceva notare Gad Lerner sul suo blog riprendendo una intervista de "Il Fatto" a Salah Badi, capo della milizia libica Fajr che non sembrava smentire l'alleanza con le fazioni jihadiste vicine all'ISIS. Salah Badi aveva dichiarato che i suoi uomini proteggevano infatti "il commpound oil&gas dell'Eni, sito a Mellita, da dove parte il gasdotto sottomarino che arriva fino a Gela" nonché "l'ambasciata a Tripoli". Gad Lerner fa quindi notare come il capo della milizia Fajr "che si contrappone al generale filo-egiziano Haftar e ai suoi alleati della regione di Bengasi" avrebbe di fatto ammonito l'ONU in questi termini: "Se non vi sbrigate a accogliere le nostre richieste, vi toccherà fare i conti direttamente con i fondamentalisti".

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