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Biodiversità: catastrofe anche economica, costerà 7 per cento del PIL

Api, papaveri, foreste, barriere coralline, rettili, uccelli stanno scomparendo? Forse la maggioranza dei cinici esclamerà, nel fosso della propria ignoranza: "echissenefrega". Ma presto pagherà carissima (letteralmente) la sua indifferenza verso il Pianeta che lo ospita.

La pluralità della vita, in ogni sua forma, in ogni sua manifestazione ed espressione si sta perdendo. E questo non vale solamente per il pensiero, che si fa via via sempre più conformista e "monolitico" (ma con segni di rivoluzione nonviolenta, fortunatamente), ma anche per il mondo che ci circonda. Quell'ecosistema di cui noi facciamo parte, di cui siamo i dominatori, di cui noi decidiamo non solo il destino, ma anche il diritto all'esistenza. Non pensando alle conseguenze. Come cantavano i Genesis in un album del 1981 "non c'è ragione che il denaro non possa comprare/ un visone, è carino, quindi il visone deve morire / deve morire, deve morire" (Dodo/Lurker, da Abacab, qui dal vivo, youtube.com/watch?v=-TB6e4IbPZQ). L'atteggiamento predatorio senza scrupoli verso il Creato sta portando l'essere umano a voler essere contornato solamente da se stesso, cioè da un immenso parcheggio asfaltato. La biodiversità (che è inversamente proporzionale alla voglia di asfalto e di capelli alla moda) intanto sta decrescendo in modo spaventoso. Staccandoci dal riflesso del telefonino, guardandoci intorno, possiamo accorgercene anche nelle grandi città: niente api, pipistrelli, papaveri, farfalle. L'unica natura che sopravvive sta prendendo le sembianze di una enorme aiuola dove prosperano "le erbacce" (rigorosamente tagliate con foga una volta tanto, quando scorre il soldo) e che sotto nascondono fanghi velenosi e batterie esauste. Ma come invertire la tendenza? Come convincere la "maggioranza" che non c'è solamente la cinica certezza che "non c'è ragione che il denaro non possa comprare"? Probabilmente l'unica via (oltre alla sincera conversione spirituale e di Weltanschauung, si intende) è quella di convincerli con la "forza" del portafoglio. Difatti la perdità di biodiversità costa al mondo importanti quote di ricchezza delle nazioni. Come afferma Legambiente significa che "nel 2050 costerà il 7% del PIL globale" visto che "ogni giorno vengono persi 350 Kmq di foreste". Un panorama, è proprio il caso di dirlo, che da "desolante" rischia di essere solo "desolato" se non "desertificato". Dopo il report dell'IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) nell'ambito della campagna Countdown 2010, Legambiente sottolinea che i risultati dell'Anno Internazionale della Biodiversità (era appunto il 2010) non ha dato i risultati sperati, chiundendosi "con un bilancio negativo". Legambiente sintetizza il rapporto con i dati sconcertanti forniti dalla FAO: "Secondo la FAO, inoltre, il 60% degli ecosistemi mondiali sono ormai degradati o utilizzati secondo modalità non sostenibili, il 75% degli stock ittici sono troppo sfruttati o impoveriti in modo eccessivo e dal 1990 abbiamo assistito alla perdita di circa il 75% della diversità genetica delle colture agricole a livello mondiale. Inoltre, il 20% delle barriere coralline tropicali è già scomparso a causa dei cambiamenti climatici e il 95% di quelle restanti rischia di scomparire entro il 2050". Ma non è finita qui. Legambiente espone la situazione in Europa che è altrettanto preoccupante: "soltanto il 17% delle specie e degli habitat e l'11% degli ecosistemi principali protetti dalla legislazione sono in buone condizioni, mentre il 25% circa delle specie animali, inclusi mammiferi, anfibi, rettili, uccelli e farfalle sono a rischio di estinzione. Dal 1990, ad esempio, il numero delle specie comuni di uccelli è diminuito di circa il 10%, raggiungendo il 15 e il 20% in meno per gli uccelli comuni dei terreni agricoli e le specie comuni che abitano i boschi". E' quindi necessario per ogni essere umano incominciare a svegliarsi presto dal sogno egoista di tutti i giorni (il Grande Parcheggio Asfaltato) e pensare che viviamo in in mondo che non ha né confini né barriere. E se lo hanno affermato gli astronauti al Papa nella recente "Chiamata Papale" Vaticano-ISS (http://is.gd/XPchTa), anche Fukushima lo sta mettendo in chiaro, contaminando, senza sosta, l'atmosfera terrestre (vedi le mappe aggiornate qui http://is.gd/sJqnIi).

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