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Lega Nord: Belsito si dimette. Accusa: soldi spesi per famiglia Bossi

Il tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito indagato a Milano, Napoli e Reggio Calabria per truffa aggravata ai danni dello Stato e appropriazione indebita. L'accusa ipotizza che i soldi siano stati spesi anche per foraggaire la famiglia di Umberto Bossi.

"Non è un nuovo caso Lusi" sembra voler sottolineare chi sta indagando a Milano nei confronti del tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito. Belsito, ex sottosegretario alla Semplificazione amministrativa, è stato infatti iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato e appropriazione indebita. L'indagine è coordinata, oltre che dalla Procura di Milano, anche da quella di Napoli e Reggio Calabria. Secondo l'accusa, Belsito avrebbe distratto soldi per sostenere i costi della famiglia Bossi, anche se si precisa che né Bossi né i suoi familiari sarebbero coinvolti nell'indagine.
Per quanto riguarda il filone in merito all'ipotesi di truffa ai danni dello Stato gli investigatori starebbero invece valutando l'utilizzo dei fondi, che sembra non essere stato trasparente.
Secondo le ultime indiscrezioni sembra che Belsito, con una parte dei soldi per i rimborsi elettorali, abbia foraggiato con viaggi e cene, et similia, i figli di Umberto Bossi e Rosy Mauro, leader del Sinpa, il sindacato padano. Inoltre sarebbero stati sottrati, secondo l'accusa, soldi al partito per finanziare la campagna elettorale per le regionali del 2010 in Lombardia di Renzo Bossi, nonché per i lavori di ristrutturazione della casa di Umberto Bossi a Gemonio.
Secondo l'accusa, Belsito avrebbe "alimentato la cassa con denaro non contabilizzato" ed avrebbe "effettuato pagamenti e impieghi anch'essi non contabilizzati o contabilizzati in modo inveritiero" e tra questi, si leggerebbe nel decreto di perquisizione, ci sarebbero "costi della famiglia, intendendosi per tali gli esborsi effettuati per esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord. Si tratta di esborsi in contante o con assegni circolari o attraverso contratti simulati. Tali atti di disposizione, in ipotesi non riconducibili agli interessi del partito e contrari ai suoi vincoli statutari, hanno carattere appropriativo".
Martedì 3 aprile nella sede del Carroccio in via Bellerio, a Milano, carabinieri e Guardia di finanza hanno quindi acquisito alcuni documenti che potrebbero essere utili ai fini dell'inchiesta, poiché la procura ipotizza che la gestione della tesoreria della Lega Nord sia avvenuta nella "più completa opacità fin dal 2004".
La Procura di Milano, inoltre, sembra essere convinta del fatto che vi siano prove della"falsità del rendiconto del 2010".
Anche gli uffici del Sinpa sono stati perquisiti.
"Non abbiamo nulla da nascondere" avrebbe dichiarato Francesco Belsito, spiegando che ora le accuse devono essere provate, uscendo dalla sua abitazione di Genova insieme ad alcuni investigatori che avevano appena perminato una perquisizione nella casa, portando con sé alcuni documenti.
L'inchiesta sarebbe partita dopo un esposto di un militante del Carroccio, in merito all'utilizzo dei fondi della Lega Nord negli investimenti in Tanzania e a Cipro. Belsito avrebbe sottolineato che questi "sono tornati dalla Tanzania più di due mesi fa" perché "dopo la bagarre fatta dai giornali abbiamo ritenuto necessario disinvestire - concludendo - I fondi sono di nuovo sui conti della Lega Nord".
L'indagine della procura di Napoli (con 5 indagati) partirebbe invece da quella che aveva coinvolto il direttore dell'Avanti, Valter Lavitola, e l'imprenditore barese, Gianpaolo Tarantini, condotta dai pm John Woodcock e Francesco Curcio. Woodcock, presente alla perquisizione nella sede della Lega Nord in via Bellerio, precisa che "c'è stata collaborazione". Il motivo per cui l'inchiesta su Francesco Belsito è al centro di indagine in ben tre procure è per il fatto che avrebbe intrattenuto rapporti, secondo l'accusa, con alcuni imprenditori di Milano, di Napoli e di Reggio Calabria. Nel filone raggino, sarebbero 8 gli indagati per riciclaggio, e gli accertamenti ruoterebbero intorno alla figura di un personaggio ritenuto vicino ad una cosca della 'ndrangheta.
La Procura di Milano ha iscritto invece nel registo degli indagati, oltre che a Francesco Belsito, anche "Scala Paolo e Bonet Stefano" per "il reato di appropriazione indebita aggravata" sempre inerente "al denaro sottratto al partito politico Lega Nord".
Gli inquirenti milanesi starebbero inoltre indagando su "Stefano Bonet e Francesco Belsito con riferimento alle erogazioni concesse allo Stato sotto forma di credito di imposta in favore della società Siram Spa con sede a Milano", società che si occupa principalmente di energie rinnovabili.
Sembra inoltre che gli investigatori ipotizzino che il tesoriere della Lega Nord abbia presentato ai presidenti di Camera e del Senato dei rendiconti irregolari, ottenendo pare circa 18 milioni di euro per rimborsi elettorali.
Nella serata Francesco Belsito si dimette dopo dopo aver parlato con Umberto Bossi.

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