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Cosentino: Camera, no ad arresto. Decisivo "cerchio magico" e Radicali

La Camera vota no, con solo 11 voti di scarto, all'arresto di Nicola Cosentino, come richiesto dai pm di Napoli. Determinanti per il "salvataggio" di Cosentino la Lega Nord (quella del "cerchio magico") e i Radicali.

Dopo che Umberto Bossi aveva annunciato la "libertà di coscienza" in merito al voto sulla richiesta di arresto avanzata dai pm di Napoli di Nicola Cosentino, nonostante in Giunta la Lega Nord si era espressa a favore della custodia cautelare (leggi http://is.gd/i9kT7W), in molti avevano già intuito quello che sarebbe successo ieri alla Camera, e cioè che il "cerchio magico" non avrebbe infine rotto quell'incantesimo che lo lega al Popolo della libertà, nonostante i leghisti non vogliono sentir parlare di alleanze. Il risultato è che Cosentino, "indagato in un'inchiesta su collusioni tra camorra e politica e che riguarda vicende di presunte infiltrazioni del clan dei Casalesi" (tg24.sky.it), rimane in libertà grazie ad una differeza di 11 voti (309 contrari all'arresto e 298 a favore), di cui determinanti quelli della Lega Nord e dei Radicali. Roberto Maroni sottolinea immediatamente di non sapere se l'elettorato della Lega Nord "capirà", mentre Umberto Bossi afferma che "la Lega non è mai stata forcaiola". Su Facebook come su Radio Padania scoppia però la protesta, come monta la polemica anche all'interno dei Radicali. Maurizio Turco, nel corso della dichiarazione di voto, sostiene che la richiesta di arresto di Cosentino "sia frutto di fumus persecutionis" e spiega: "Lo affermiamo in scienza e coscienza e così come non giudichiamo le conoscenze altrui, anche se portano a scelte diverse dalle nostre, non possiamo accettare che siano criminalizzate decisioni diverse da quelle che il conformismo imperante, a prescindere dalla lettura degli atti, porta a fare". Sul sito dei Radicali, Fabrizio Ferrante (in un articolo pubblicato nella sezione Associazioni http://is.gd/nPT12e), scrive però: "Cari Compagni, siamo costretti a unirci al coro sdegnato che sorge da più parti, verso una decisione a dir poco cervellotica presa dalla delegazione pannelliana alla Camera - facendo notare - 'L'imputato ignoto' sarebbe già in carcere da tempo per molto meno e ci si chiede se è lecito sezionare il capello allorquando c'è il sensato dubbio che un parlamentare intrattenga rapporti con la Camorra". E mentre il PD evidenzia che "i vecchi legami incombono ancora", Antonio Di Pietro tuona: "In Parlamento abbiamo assistito ad un vero mercato delle vacche, con tutto il rispetto per le vacche, ad uno scambio di favori tipico delle società criminali: questo Parlamento non è più in grado di rispettare le leggi e la Costituzione e non c'è più nessun titolo morale, etico e politico affinché i parlamentari restino al loro posto". Soddisfatto, naturalmente, l'ex premier Silvio Berlusconi, che spiega: "E' una decisione giusta, in linea con la Costituzione".

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