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Terremoto: in 5mila a Roma contro governo e opposizione

Ieri sono arrivati in 5.000 a Roma dall'Aquila per chiedere un sostegno concreto da parte delle istituzioni dopo il terremoto. In strada polizia antisommassa, fischi al governo ma anche all'opposizione.

Ieri sono arrivati in 5.000 a Roma dall'Aquila e paesi limitrofi, quelli colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009.
Gli aquilani sono scesi nella capitale per chiedere una ulteriore sospensione delle tasse ma soprattutto un sostegno concreto da parte delle istituzioni per far rinascere la città attraverso l'occupazione e la ripresa economica.
Gli aquilani si sentono infatti abbandonati, e sono venuti a gridarlo a Roma, sotto le sedi istituzionali.
La risposta del governo sembra sia stata solamente quella di mandare in strada le forze dell'ordine in assetto antisommossa e far tacere la voce del popolo a colpi di maganello. Per fortuna pare solo due feriti (ufficialmente), anche se sono comunque troppi.
Il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente commenta desolato: "Non ci è bastato il terremoto, abbiamo preso anche le botte" - aggiungendo - "non mi aspettavo il blocco da parte delle forze dell'ordine, abbiamo fatto sempre manifestazioni pacifiche".
In piazza scende alla fine il segretario del PD Pier Luigi Bersani, ma probabilmente se avesse saputo come sarebbe stato accolto avrebbe chiuso anche lui il portone della sua residenza come a fatto il premier Silvio Berlusconi quando una parte dei manifestanti-terremotati è arrivata sotto Palazzo Grazioli.
Per Bersani un coro di "vergogna, buffoni, ci avete lasciati soli, l'opposizione ci ha abbandonato". E allora il segretario del PD afferma che "per il PD la città abruzzese è il problema numero uno".
Il comizio si conclude tra gli applausi, sperando che almeno stavolta non sia tutto un talk-show.

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