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Terremotati Aquila manifestano a Roma: tre feriti

Sono arrivati a Roma in 5.000 dall'Aquila, per protestare contro chi li ha abbandonati dopo il terremoto che ha colpito la città. E sono arrivate anche le prime manganellate.

Sono arrivati a Roma in 5.000 dall'Aquila, per protestare contro chi li ha abbandonati dopo il terremoto che ha colpito la città, contro chi non sta mantenendo le promesse, contro chi non sta ricostruendo, contro chi ci sta speculando sulla ricostruzione, contro chi ha deciso che da dicembre debbano pagare tutte le tasse anche se lo Stato, in quei luoghi, è più assente che presente.
Sono arrivati 5.000 aquilani a Piazza Venezia, ed è immediatamente arrivata anche la polizia e i carabinieri in assetto antisommossa. Li hanno bloccati perché come non possono entrare nel centro dell'Aquila evidentemente non potevano entrare neanche al centro di Roma.
La tensione come sempre in questi casi sale. Viene bloccato l'accesso che da via del Corso porta a Piazza Colonna (a Palazzo Chigi).
C'è chi cerca di forzare la barriera e allora arrivano le prime manganellate. Una al sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, una ad un deputato PD, Giovanni Lolli. Ma i colpi più duri sono per una ragazza colpita a Piazza Venezia e per due ragazzi a via del Corso, di cui uno grida: "Guardate il sangue di un aquilano. La mia unica colpa è essere un terremotato".
Dopo qualche trattativa i manifestati possono finalmente raggiungere Montecitorio e intanto dall'Aula della Camera il capogruppo del PD Dario Franceschini invita il governo a dire alle "forze dell'ordine che svolgono il loro dovere che hanno di fronte persone disperate, esasperate e spesso prese in giro".
Anche il deputato Lolli dice: "Ero in prima linea e ho visto tutto. Non ce l'ho con i poliziotti, che sono solo ragazzi mal pagati. Ma con chi gli dà gli ordini...".
Ma non tutti gli ordini devono per forza essere eseguiti. D'altronde...siamo uomini o caporali?

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