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Manifestazione Aquila: un video svela manganellate e responsabilità

Dopo la manifestazione del 7 luglio scorso dei terremotati dell'Aquila a Roma, il Ministero dell'Interno comunica che i disordini sono scoppiati a causa di infiltrazioni da centri sociali. Un video dimostrerebbe le vere responsabilità, e gli aquilani chiedono la "sostituzione" del capo della Polizia, del capo della Digos e del questore di Roma.

Mentre alcuni tentano di vietare la pubblicazioni di registrazioni fatte senza il consenso dell'interessato, ancora una volta un video dimostra nettamente la separazione tra ciò che è lecito da ciò che non lo è (senza entrare nel merito di ciò che è bene e di ciò che è male).
Il 7 luglio scorso 5mila terremotati sono scesi dall'Aquila e città limitrofe per venire a Roma, per manifestare contro una politica che parla tanto ma che nei fatti fa poco o niente.
Appena scesi dai pullman sono stati accolti da polizia e carabinieri in assetto antisommossa, come racconta anche Anna Lucia Bonanni (una delle organizzatrici della marcia), che aggiunge "e molto nervosi".
La manifestazione, quindi, è stata segnata da tensioni e manganellate (ora anche in video), e le rivendicazioni dei cittadini sono quindi passate in secondo piano.
Vincenzo Benedetti, uno dei due feriti, colpito alla testa da un colpo di manganello afferma che proverà "ad usare le immagini per identificare il carabiniere chi mi ha ferito e denunciarlo".
I cittadini dell'Aquila e le sue autorità, come il sindaco della città, non ci stanno a quanto dichiarato dal Ministero dell'Interno dopo i tafferugli. Come sempre in Italia, la colpa è di qualcun'altro, e questa volta le responsabilità sono andate a cadere su "inesistenti spettri", cioè black block e gruppi appartenenti a centri sociali che si sono infiltrati nella manifestazione per creare disordini.
Ma le 5mila persone presenti il 7 luglio sono convinte che le cose non siano andate come raccontate e per questo hanno scritto una lettera indirizzata al Ministro dell'Interno Roberto Maroni, che chiede la "sostituzione" del capo della Polizia, il prefetto Antonio Manganelli, del capo della Digos e del questore di Roma.
La lettera è motivata dal fatto che "incarichi così delicati non possono essere più ricoperti da persone che mentono per coprire le loro responsabilità".
Per gli aquilani questi filmati, infatti, testimoniano come ciò che fu dichiarato dai vertici delle autorità di polizia nei giorni successivi alla manifestazioni siano "assolute falsità".

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