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L'Aquila: l'Italia ha sfilato tra le "Macerie di democrazia"

Migliaia di persone sotto la pioggia per rivendicare diritti, garanzie, dignità ed attenzione. Partita la raccolta di firme per una proposta di Legge di iniziativa popolare per la ricostruzione.

E' stata una manifestazione commovente dove anche la stessa città piangeva, a giudicare dalla incessante pioggia che ha accolto i manifestanti. Una manifestazione dove gli occhi di tutti, gli aquilani e quelli "venuti da fuori" (ci sono state delegazioni da tutta Italia tra cui Terzigno e Boscoreale) osservavano la città fantasma che è diventata L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
La manifestazione nazionale "L'Aquila chiama Italia" è stata un successo, ha raccolto l'adesione e la presenza di migliaia di persone che hanno sfilato compatte nelle strade simbolo del terremoto, anche in quella via XX Settembre diventata un simbolo del sisma (e del suo "post"), per poi raggiungere Piazza Duomo.
Il corteo ha portato in testa uno striscione "neroverde" (come invitavano gli organizzatori, tutti sotto la bandiera neroverde senza simboli e insegne di partito) che recita: "Macerie di democrazia - L'Aquila chiama Italia".
La manifestazione ha chiesto garanzie sulla ricostruzione, giustizia per le vittime per il terremoto e soprattutto la restituzione della dignità per L'Aquila e i suoi abitanti.
Ovviamente non sono mancate le polemiche contro i sindaci (ben otto) che hanno stigmatizzato la manifestazione "di sinistra", come se un terremoto non fosse ondulatorio anche per il mondo politico.
Non si hanno ancora dati certi sul numero esatto dei partecipanti, e una punta di amarezza (e di verità) si può trovare anche in questa frase di Anna Rita Semplice sulla pagina di Facebook "fanpage" della Rete di Coordinamento L'Aquila "3e32": "26000...13000...e chi dice 5000.....d'overano tutti gli Aquilani????ne sono stati assistiti 70000..e tutti dovevano esserci".

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