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Kosovo, non solo uranio impoverito: a militari "acqua cancerogena"

Non solo lo Stato italiano ha esposto i militari di stanza in Kosovo all'uranio impoverito ma ha anche distribuito ai soldati, e forse lo fa ancora, acqua potenzialmente cancerogena perché fortemente contaminata con bromato.

Lo Stato italiano starebbe facendo bere ancora oggi ai nostri militari acqua fortemente contaminata da bromato, classificato come "possibile cancerogeno per l'uomo" (classe 2B) dalla IARC, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. A rivelarlo il tenente colonnello medico Ennio Lettieri, nel corso dell'audizione di ieri davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell'utilizzo dell'uranio impoverito.
"Non solo contatti con l'uranio impoverito presente in ordigni sparati dalla coalizione NATO nei Balcani, ai militari italiani in missione in Kosovo sarebbe anche stata distribuita per mesi acqua cancerogena. La rivelazione shock arriva da un medico militare del nostro esercito" commenta infatti l'Osservatorio Militare.

Lettieri spiega infatti che il contingente italiano in Kosovo della base di Film City a Pristina ha bevuto e forse sta continuando a bere acqua (imbottigliata, marca Dea) contenente una "quantità di bromato pari ad almeno 65/67 microgrammi-litro, a fronte di un limite di 10" tollerato.
Il medico riferisce: "Al mio arrivo presso la base militare di Pristina nell'ottobre 2016 mi fu più volte riferito del sapore molto discutibile dell'acqua naturale e frizzante (marca Dea) in distribuzione presso la mensa internazionale e nella palestra e venduta in ristoranti e pizzerie di tutta la base. Non trovando nell'archivio dell'infermeria le analisi chimiche di tale acqua, decisi di richiederne copia al laboratorio militare tedesco della città di Prizren" da cui però non ebbe risposta. "Fortunatamente un collega italiano mi inviò il referto delle analisi chimiche dell'acqua Dea del 30 gennaio 2015 che riportavano la presenza di bromato", aggiunge Lettieri e da lì la scoperta della forte contaminazione.

Il medico precisa che, facendo qualche indagine, scoprì che "l'acqua Dea era stata ritirata nel 2015" ma "che poi fu rimessa nuovamente in distribuzione e vendita dopo qualche mese". A quel punto, informò della vicenda "il generale di divisione Giovanni Fungo il quale concordò immediatamente sulla necessità di interrompere la distribuzione e la vendita di tale acqua". Lettieri chiese il ritiro precauzionale anche dell'acqua frizzante, anche se non era riuscito ad avere alcun "tipo di analisi né chimica né batteriologica". Nonostante la evidente pericolosità, però, "l'acqua Dea frizzante risulta ad oggi ancora in distribuzione presso la base di Film City" conferma Ennio Lettieri.

Ma per i militari di stanza in Kosovo esistono anche altri rischi. Sempre Ennio Lettieri fa notare che "a 7 km da Pristina è situata la compagnia elettrica Kek, le cui ciminiere sono ben visibili dalla base di Film City ed emettono nuvole giallognole che rendono soprattutto nelle ore serali l'aria malsana ed irritante per le vie respiratorie". Il medico avverte: "La polvere che fuoriesce dall'impianto è un composto di piombo, fenolo (altamente cancerogeno) ed altre sostanze chimiche, che si deposita a diversi km di distanza anche nella base di Pristina, sede del comando Kfor e nella base dei nostri Carabinieri che è più vicina a Kek. Quindi o per inalazione o per ingestione queste particelle possono introdursi nell'organismo e provocare anche a distanza di 10 anni patologie tumorali".
Lettieri denuncia infine che, nonostante le sue ripetute segnalazioni, ad oggi non ci sarebbe nessun monitoraggio dei militari rientrati da tali missioni.

© riproduzione riservata | online: | update: 06/07/2017

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