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Mark Chapman disse: "Ehi, Mr Lennon! Sta per entrare nella storia"

John Lennon morì l'8 dicembre del 1980 a causa di Mark Chapman, un ragazzo folle di 25 anni che voleva punirlo per il suo ateismo e che, sfortunatamente, non diede ascolto ai "piccoli uomini" che parlavano di pace dentro la sua testa.

Era l'8 dicembre del 1980 e per molti quel giorno è rimasto nella mente con la stessa "impronta" della morte di John Fitzgerald Kennedy.
Molti infatti ricordano perfettamente dove erano e che cosa facevano quando hanno sentito la notizia dell'omicidio di John Lennon. Chi era abbastanza grande per sapere chi fosse Lennon nel 1980 saprà raccontare perfettamente, anche a distanza di trent'anni, che cosa stava facendo.
John Lennon fu ucciso da Mark Chapman (che allora aveva 25 anni e che ancora è in carcere per il delitto) davanti al palazzo dove risiedeva l'artista, il Dakota, a Central Park a Manhattan. Prima Chapman aspettò Lennon con in mano il suo ultimo disco "Double Fantasy" per stringergli la mano e farsi autografare l'album (scena fatalmente immortalata da una foto), poi lo aspettò per ore fino a che vedendolo rincasare disse la celebre frase "Ehi, Mr Lennon! Sta per entrare nella storia" e lo colpì con quattro colpi di pistola. Per Lennon, ferito a morte, non ci fu niente da fare. Da quel giorno il mondo della musica cambiò e divenne quello che è oggi.
Mark Chapman disse che voleva punire Lennon per il suo ateismo ma nelle sue parole non c'era astio religioso ma la pura follia di un uomo che interloquiva con un popolo di "piccoli uomini" come riportato dall'intervista all'assassino dal giornalista Jack Jones.
Mark Chapman aveva dei "piccoli ometti" che abitavano la sua mente che, paradossalmente, quando seppero che era intenzionato a recarsi a New York per uccidere John Lennon "lo pregarono di non farlo" dicendogli: "Per favore, pensi a sua moglie. Per favore, Signor Presidente. Pensi a sua madre. Pensi a se stesso". Ma lui non ascoltò i consigli e si procurò la pistola. Il resto è storia.

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