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Jobs Act: via libera alla Camera. Minoranza PD non vota, ecco il perché

La Camera ha approvato il Jobs Act con 316 sì e 6 no, senza voto di fiducia. La minoranza del PD spiega nel documento "Perchè non votiamo il Jobs Act" le ragioni del dissenso.

Nel tardo pomeriggio di oggi, la Camera ha approvato il Jobs Act con 316 sì e 6 no, con le opposizioni e un gruppo di deputati del PD che non ha partecipato al voto mentre la componente guidata da Pippo Civati si è espressa contro. I ventinove deputati del PD che sono usciti dall'Aula hanno spiegato in un documento il "Perchè non votiamo il Jobs Act", precisando: "Abbiamo apprezzato l'impegno della commissione Lavoro e riconosciuto i passi avanti compiuti su singole norme - ma - l'impianto complessivo del provvedimento rimane non convincente". In particolare, alla minoranza del PD fa notare che agli "ammortizzatori sociali per gli 'esclusi' " sbandierato come "il cardine del provvedimento" si riservano appena "200 milioni di euro a fronte della promessa dote iniziale di 1,5 miliardi per il 2015". Da sottolineare che per dare appena 80 euro al mese a 10 milioni di cittadini servono 10 miliardi di euro. Inoltre, la minoranza del PD chiarisce che, in merito all'abolizione dell'articolo 18 "si cancella la possibilità del reintegro per chi viene licenziato senza giustificato motivo mentre si prevede un canale per specifiche, ma ancora indefinite, fattispecie di violazioni disciplinari". Ma ciò che preoccupa gli esponenti del PD è "il cedimento culturale all'idea che la libertà di impresa coincida con vincoli da abolire per consentire finalmente 'il diritto di licenziare' ". Il testo del Jobs Act ora torna all'esame del Senato.

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