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Jobs Act: contratti "uguali" ma diritti diversi

Con i contratti a tutele crescenti introdotte dal governo Renzi nel Jobs Act per la prima volta nella storia ci saranno dei lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, visto che da ora in poi in Italia ci saranno lavoratori con contratti "uguali" ma diritti diversi, il che svuoterà di fatto per i nuovi assunti il significato del "tempo indeterminato".

Con i contratti a tutele crescenti introdotte dal governo Renzi nel Jobs Act per la prima volta nella storia ci saranno dei lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. A breve, infatti, in Italia ci saranno lavoratori, nella stessa azienda, con contratti "uguali" ma diritti diversi, svuotando di fatto per i nuovi assunti il significato del "tempo indeterminato". Allo stesso modo, ci saranno lavoratori del settore privato che avranno meno tutele di quelli del settore pubblico, visto che il ministro del Welfare, Giuliano Poletti, assicura che i nuovi contratti non si applicheranno nel pubblico impiego. La pensa diversamente il giuslavorista Pietro Ichino (Scelta Civica), che ha contribuito alla stesura del Jobs Act. Anche il ministro Marianna Madia conferma le parole di Poletti chiarendo: "Se si vuol discutere del lavoro pubblico in Parlamento c’è una legge delega sulla Pubblica Amministrazione". Critico il senatore del Nuovo centrodestra, Roberto Formigoni, che commenta: "E così il Jobs Act non vale per i dipendenti pubblici, il settore che ne aveva più bisogno".

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