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Jobs Act, PD: alla Camera "modifiche rilevanti". Ncd: così salta maggioranza

Il capogruppo del PD alla Camera, Roberto Speranza, ha annunciato che il governo non metterà la fiducia a Montecitorio sul Jobs Act, poiché saranno introdotte alcune "modifiche rilevanti" sulle quali si voterà. Insorge il Nuovo centrodestra, che chiede un vertice di maggioranza, che così è a rischio.

Il capogruppo del PD alla Camera, Roberto Speranza, al termine di un incontro in Commissione Lavoro, ha annunciato che il governo non metterà la fiducia a Montecitorio sul Jobs Act, poiché saranno introdotte alcune "modifiche rilevanti" sulle quali si voterà. Tale decisione nel PD è stata presa dopo che Stefano Fassina, al termine della direzione del partito, aveva chiarito che non avrebbe votato una nuova "fiducia su una delega in bianco". Dopo che Matteo Renzi ha fatto dell'abolizione dell'articolo 18 il suo cavallo di battaglia, alla Camera a quanto pare si voterà invece sul diritto al reintegro per i licenziamenti discriminatori e per quelli di natura disciplinare senza giusta causa in determinate fattispecie. Il Nuovo centrodestra, guidato dal ministro degli Interni Angelino Alfano, non ci sta e già avverte che così la maggioranza potrebbe essere "a rischio". Il presidente della commissione Lavoro, Maurizio Sacconi, avverte: "Urge vertice, o la maggioranza si rompe". Il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha proposto di calendarizzare il voto finale sul Jobs Act entro il prossimo 26 novembre, ma la deputata di Ncd Nunzia De Girolamo protesta chiedendo di anticipare la data, polemizzando con Speranza sul fatto che "il Parlamento non è il luogo di ratifica della direzione PD". Il ministro delle riforme, Maria Elena Boschi, al termine della Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, replica però a Ndc: "Stiamo discutendo con tutti i partner della maggioranza. Non sono necessari vertici, è sufficiente il lavoro parlamentare".

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