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Carenza di iodio in Italia : 12% affetta da gozzo. Problema sanitario e sociale

Il 29% circa della popolazione mondiale è esposta alla carenza di iodio e in Italia il 12% della popolazione è affetta da gozzo. A rivelarlo l'ultimo rapporto dell'Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI), il cui coordinamento è stato affidato all'Istituto Superiore di Sanità.

Stando all'ultimo rilevamento dell'Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI), il cui coordinamento è stato affidato all'Istituto Superiore di Sanità, il 29% circa della popolazione mondiale è esposta alla carenza di iodio e in Italia il 12% della popolazione è affetta da gozzo. Il rapporto è stato presentato nell’ambito del "Progetto Italiano contro la carenza di iodio in pediatria", promosso dalla Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, e costituisce la sintesi dei principali dati di monitoraggio raccolti dall’OSNAMI dal 2005 ad oggi, consentendo anche un confronto tra le diverse Regioni.

Antonella Olivieri del Dipartimento di Biologia Cellulare e Neuroscienze dell'Istituto Superiore di Sanità e responsabile scientifico dell'OSNAMI, sottolinea: "Tali dati pur evidenziando un miglioramento dell’assunzione di iodio a livello di popolazione rispetto al passato, confermano il persistere in Italia di una carenza iodica che, seppure non severa, determina ancora un’alta frequenza di gozzo e di altri disordini correlati. Il presente rapporto quindi costituisce il punto di partenza di una costante attività di sorveglianza che consentirà di valutare nel corso degli anni il successo del programma di iodoprofilassi, sia in termini di efficienza che di efficacia. Inoltre, i dati raccolti in questo primo rapporto potranno essere un riferimento importante anche per quegli organismi internazionali deputati al controllo della carenza nutrizionale di iodio a livello mondiale".

In una nota, l'Istituto Superiore di Sanità precisa che "le conseguenze della carenza nutrizionale di iodio costituiscono ancora oggi un grave problema sanitario e sociale. Le dimensioni epidemiologiche delle conseguenze della iodocarenza sono giustificate dal fatto che gli effetti negativi di questa carenza nutrizionale si possono verificare in tutte le fasi della vita. Lo iodio, infatti, è il costituente fondamentale degli ormoni tiroidei, i quali svolgono un ruolo determinante nelle fasi dello sviluppo e dell’accrescimento, come pure nel mantenimento dell’equilibrio metabolico dell’organismo adulto. Pertanto, la carenza iodica si traduce in quadri morbosi le cui manifestazioni variano in funzione del periodo della vita interessato da questo deficit, anche se gravidanza e infanzia rappresentano le fasi in cui gli effetti possono essere più gravi. Questo perché gli ormoni tiroidei sono indispensabili per un adeguato sviluppo del sistema nervoso centrale che inizia durante la vita fetale e continua fino ai primi anni di vita".

Secondo i nuovi Livelli di Assunzione Raccomandati di nutrienti (LARN) 2012 il fabbisogno giornaliero di iodio nell’adulto è di 150 µg, nel bambino e nell’adolescente è tra i 90 e i 120 µg, mentre il fabbisogno aumenta fino a 220 µg al giorno in gravidanza e fino a 290 µg durante l’allattamento; in questi ultimi due casi una sua eventuale carenza aumenta il rischio di aborto nella donna e i deficit cognitivi nel bambino. In Italia si stima che più del 10% della popolazione si ammala di gozzo, con circa 50 ricoveri ogni 100mila abitanti e un impatto economico sul Sistema Sanitario Nazionale di oltre 150 milioni di euro all’anno.

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