le notizie che fanno testo, dal 2010

Retribuzioni contrattuali: più 0,8% su anno, invariato a marzo 2016

"Nel mese di marzo l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,8% nei confronti di marzo 2015", spiega in un comunicato l'Istat.

"Alla fine di marzo 2016 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 40,8% degli occupati dipendenti e corrispondono al 38,7% del monte retributivo osservato. Nel mese di marzo l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,8% nei confronti di marzo 2015" si spiega in un comunicato dall'Istat.
L'ente statistico dello Stato prosegue: "Complessivamente, nei primi tre mesi del 2016 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,8% rispetto al corrispondente periodo del 2015. Con riferimento ai principali macrosettori, a marzo le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell'1,0% per i dipendenti del settore privato (0,8% nell'industria e 1,2% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione."
"I settori che a marzo presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (3,4% ); energia elettrica e gas, commercio (entrambi 1,9% ). Si registrano variazioni nulle nei settori della metalmeccanica, delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della pubblica amministrazione. Tra i contratti monitorati dall'indagine, nel mese di marzo sono stati recepiti due nuovi accordi e nessuno è scaduto. Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 45 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) relativi a circa 7,6 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego ). Alla fine di marzo la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 59,2% nel totale dell'economia e del 47,3% nel settore privato. L'attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 39,9 mesi per l'insieme dei settori e di 18,2 mesi per quelli del settore privato" comunica in conclusione l'Istituto italiano di statistica.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: