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Istat: in Italia spesa per istruzione e formazione appena 4,2% del PIL

L'Istat pubblica il sesto rapporto "Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo", che rivela come "l'incidenza della spesa in istruzione e formazione sul PIL nel 2011" è pari appena al 4,2% per cento rispetto al 5,3% della media UE. L'Italia rischia quindi non riuscire più a colmare quel gap culturale che ci divide dal resto dell'Europa, e che contribuisce al perdurare della crisi economica.

L'Istat pubblica il sesto rapporto "Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo", che offre un quadro d'insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano. E l'immagine che ne esce non è certo delle più confortanti. Per far ripartire un Paese, è necessario per esempio che la sua popolazione comprenda, letteralmente, quali obiettivi debba perseguire. In Italia, la percentuale di analfabeti funzionali diventa sempre più elevata, e lo scoprire attraverso il rapporto Istat che "l'incidenza della spesa in istruzione e formazione sul PIL nel 2011" è pari appena al 4,2 per cento fa intuire come nel Paese difficilmente ci sarà quella rivendicazione culturale e sociale necessaria per (ri)emergere in Europa, dove l'incidenza della spesa in istruzione e formazione sul PIL raggiunge mediamente il 5,3%. L'Istat sottolinea infatti come nel 2012 "il 43,1 per cento della popolazione in età compresa tra i 25 e i 64 anni ha conseguito la licenza di scuola media come titolo di studio più elevato", evidenziando come "tale valore risulta molto distante dalla media UE-27 (25,8 per cento) e inferiore solo a Portogallo, Malta e Spagna". Inoltre, "la quota dei più giovani italiani (18-24enni) che ha abbandonato gli studi prima di conseguire il titolo di scuola media superiore è pari al 17,6 per cento (12,8 per cento dei paesi UE), ma sale al 21,1 per cento nel Mezzogiorno". Infine, l'Istat precisa che "solo il 6,6 per cento degli adulti è impegnato in attività formative, un valore che evidenzia il ritardo dell'Italia in materia di apprendimento permanente". L'Italia, un tempo Paese di santi poeti navigatori, rischia quindi non riuscire più a colmare quel gap culturale che ci divide dal resto dell'Europa, e che contribuisce al perdurare della crisi economica.

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