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Istat: dall'inizio 2015 retribuzione oraria media è cresciuta dell'1,1%

"Alla fine di maggio 2015 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 59,7% degli occupati dipendenti e corrispondono al 55,3% del monte retributivo osservato", viene illustrato in un comunicato l'Istat.

Nel giorno in cui la Corte Costituzionale sentenzia che il blocco dei contratti degli statali attuato negli ultimi 6 anni è stato illegittimo, l'Istat rende noto, attraverso un comunicato pubblicato sul loro portale internet: "Alla fine di maggio 2015 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 59,7% degli occupati dipendenti e corrispondono al 55,3% del monte retributivo osservato."
"Nel mese di maggio l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dell'1,1% nei confronti di maggio 2014. Complessivamente, nei primi cinque mesi del 2015 la retribuzione oraria media è cresciuta dell'1,1% rispetto al corrispondente periodo del 2014" prosegue l'Istituto di statistica.
"Con riferimento ai principali macrosettori, a maggio le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell'1,6% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione" continua l'ente statistico dello Stato.
"I settori che a maggio presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: agricoltura (4,0%), energia e petroli e estrazione minerali (3,0%), gomma, plastica e lavorazione minerali non metalliferi (2,8%). Si registrano variazioni nulle in tutti i comparti della pubblica amministrazione e nel settore alimentari, bevande e tabacco. Tra i contratti monitorati dall'indagine, nel mese di maggio è stato recepito un solo accordo e nessuno è venuto a scadenza. Alla fine di maggio la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 40,3% nel totale dell'economia e del 22,9% nel settore privato. L'attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 51,2 mesi per l'insieme dei settori e di 33,7 mesi per quelli del settore privato" viene illustrato al termine della nota

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