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Istat: crolla inflazione. Coldiretti: calo potere d'aquisto 2 italiani su 3

L'Istat rileva che il tasso di inflazione medio annuo per il 2013 pari all'1,2%, in netta decelerazione rispetto al 3,0% del 2012. Un crollo causato per il "calo del potere di acquisto più di due italiani su tre", come evidenzia la Coldiretti, spiegando: "La crisi ha provocato una profonda spending review dei bilanci familiari".

Meno consumi, prezzi (leggermente) più bassi. Il dato rilevato dall'Istat, che evidenzia il tasso di inflazione medio annuo per il 2013 pari all'1,2%, in netta decelerazione rispetto al 3,0% del 2012, non è quindi rassicurante. Ed infatti "per effetto del calo del potere di acquisto più di due italiani su tre (68 per cento) hanno ridotto la spesa o rimandato l'acquisto di capi d'abbigliamento e oltre la meta (53 per cento) ha detto addio a viaggi e vacanze e ai beni tecnologici (52) e molto altro ancora" come emerge da una analisi Coldiretti/Ixè. La Coldiretti sottolinea come "la situazione economica generale del Paese si riflette sul potere di acquisto delle famiglie e quindi sull'andamento dei consumi" poiché "la crisi ha provocato una profonda spending review dei bilanci familiari che ha colpito tutti le voci di spesa come la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49 per cento" mentre "il 42 per cento degli italiani ha rinunciato alla ristrutturazione della casa, il 40 per cento all'auto o alla moto nuova e il 37 per cento agli arredamenti". Significativo è anche, continua la Coldiretti "l'addio alle attività culturali del 35 per cento degli italiani in un Paese che deve trovare via alternative per uscire dalla crisi, ma anche quello alle attività sportive (29 per cento) destinato ad avere un impatto sulla salute". In altre parole, la ripresa vista dal governo Letta sembra essere solo un lontano miraggio, poiché per il 2014, conclude la Coldiretti, "pesa il fatto che appena il 14 per cento delle famiglie italiane pensa che la propria situazione economica migliorerà, mentre per il 35 per cento è destinata a peggiorare" mentre "una maggioranza del 51 per cento ritiene che non cambi".

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