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Istat: cresce deprivazione e disoccupazione. Ma giovani sono "ottimisti"

L'Istat, nel Rapporto annuale 2013, focalizza la situazione dell'Italia, ed i dati non sono certo rassicuranti. Cresce la "deprivazione e disagio economico delle famiglie" e la disoccupazione, calano i consumi e la propensione al risparmio. Nonostante la crisi economica e la recessione, però i giovani fino a 34 anni sono rimangono "ottimisti".

Nei primi quattro mesi del 2013 "emergono segnali di perdurante debolezza dell'attività economica. L'indicatore sintetico del clima di fiducia delle imprese (IESI) si mantiene su livelli storicamente bassi, gli ordini e la domanda sono giudicati ancora insoddisfacenti dalla maggioranza degli imprenditori della manifattura e dei servizi, mentre le attese sull'economia restano ancora depresse" avverte l'Istat nel Rapporto annuale 2013 che focalizza la situazione dell'Italia. Ed i dati che emergono non sono certo rassicuranti.

L'Istat sottolinea che "nel 2012 il Pil ha segnato una diminuzione del 2,4% in termini reali, dovuta principalmente alla caduta della domanda interna". Inoltre, l'isituto di statistica avverte che "il potere d'acquisto delle famiglie è diminuito del 4,8%" e ciè segna "una caduta di intensità eccezionale che giunge dopo un quadriennio caratterizzato da un continuo declino". L'Istat precisa quindi che "a questo andamento hanno contribuito soprattutto la forte riduzione del reddito da attività imprenditoriale e l'inasprimento del prelievo fiscale".

Per far fronte al calo del reddito disponibile, le famiglie italiani hanno così "ridotto dell'1,6% la spesa corrente per consumi: ciò corrisponde a una flessione del 4,3% dei volumi acquistati, la più forte dall'inizio degli anni Novanta". Naturalmente, "parallelamente è diminuita la propensione al risparmio, che si attesta ormai su livelli sensibilmente inferiori rispetto a quella delle famiglie tedesche e francesi, più vicina alla propensione al risparmio del Regno Unito, tradizionalmente la più bassa d'Europa".

L'Istat lancia poi l'allarme per quanto riguarda poi la "deprivazione e disagio economico delle famiglie", visto che "nell'ultimo trimestre del 2012, gli indicatori di deprivazione materiale e disagio economico delle famiglie segnano un ulteriore peggioramento, dopo quello registrato nel 2011". Le persone in famiglie gravemente deprivate (cioè famiglie che presentano quattro o più segnali di deprivazione su un elenco di nove), infatti, "raddoppiano in due anni passando dal 6,9% del 2010 al 14,3% del 2012. Quelle che ne presentano tre o più sono il 24,8%" prosegue l'Istat.

L'Istat certifica infine che "la grave deprivazione materiale comincia a interessare non solo gli individui con i redditi familiari più bassi ma anche coloro che
disponevano di redditi mediamente più elevati", evidenziando che "negli ultimi due anni il 25,2% della popolazione ha sperimentato almeno una volta una condizione di grave deprivazione materiale: il 6,2% in tutti e due gli anni, il 19% in uno solo dei due anni". Inoltre, "per effetto della crisi si riducono gli aiuti in denaro o in beni che le persone in condizione di deprivazione materiale ricevono da parenti, amici o istituzioni, passando dal 19% del 2011 al 18% del 2012".

Aumenta poi di 9 punti percentuali rispetto al 2011 il numero di famiglie che hanno "adottato strategie di riduzione della quantità e/o qualità dei prodotti alimentari acquistati all'anno precedente", che nel 2012 sale al 62,3%. A cambiare maggiormente queste abitudini sono in particolare "sono le coppie con figli, le famiglie di monogenitori e le famiglie con membri aggregati", tanto che "nel 12,3% dei casi le famiglie scelgono per gli acquisti alimentari gli hard discount, soprattutto al
Nord".

Poche naturalmente anche le vacanze, visto che nel 2012 è stata registrata "la consistente riduzione dei viaggi dei residenti per vacanza, soprattutto verso le destinazioni nazionali, a fronte di un incremento delle presenze straniere". Tra il 2008 e il 2012, infatti, gli italiani hanno effettuato "il 36% di viaggi in meno e hanno ridotto del 29,1% le notti trascorse in viaggio, soprattutto per motivi economici".

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, l'Istat fa notare che "al calo relativamente contenuto degli occupati (-0,3% pari a 69 mila unità) è corrisposta una riduzione decisa delle ore di lavoro e un consistente ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni (Cig)". A crescere, inoltre, sono stati "solo gli occupati a termine (+3,1%) e i lavoratori a tempo parziale (+4,1%), mentre per le donne l'aumento dell'occupazione (+1,2%) è dovuto soprattutto a una permanenza più lunga al lavoro a seguito delle recenti riforme previdenziali".

Drammatici poi i dati sulla disoccupazione. L'Istat riassume infatti che "il tasso di disoccupazione, al 9,6% a gennaio 2012, ha toccato l'11,5% a marzo 2013, anche per la consistente riduzione del tasso di inattività. Il tasso di disoccupazione giovanile sale al 35,3% dal 29,3% del 2011, mentre il tasso di disoccupazione di lunga durata (ovvero la quota di persone in cerca di lavoro da più di un anno) raggiunge il 5,6% (+1,3 punti percentuali rispetto al 2011)".

L'Istat segnala che "l'occupazione femminile è cresciuta di 110 mila unità rispetto al 2011 (+117 mila rispetto al 2008)" spiegando che "l'aumento nel 2012 dell'occupazione femminile è ascrivibile in parte alla crescita delle occupate straniere (+76 mila, pari a +7,9%) e, in parte, all'incremento delle occupate italiane ultra 49enni (+148 mila, +6,8%) che ha più che compensato il calo delle più giovani". Nonostante questo, "la quota di donne occupate in Italia rimane, comunque, di gran lunga inferiore a quella dell' UE (47,1% contro il 58,6%) e la riduzione dei differenziali di genere nel nostro Paese è da ricondursi soprattutto al peggioramento della situazione occupazionale maschile il cui tasso di occupazione diminuisce di 3,8 punti dal 2008 e di 0,9 punti dal 2011 (-0,1 punti +0,6 punti per le donne)".

Allo stesso tempo, "le opportunità di ottenere o conservare un impiego per i giovani si sono significativamente ridotte: tra il 2008 e il 2012 gli occupati 15-29enni sono diminuiti di 727 mila unità (di cui 132 mila unità in meno nell'ultimo anno) e il tasso di occupazione dei 15-29enni è sceso di circa 7 punti percentuali (-1,2 punti nell'ultimo anno) raggiungendo il 32,5%".

L'Italia ha infatti "la quota più alta d'Europa (23,9%) di giovani 15-29enni che non lavorano né frequentano corsi di istruzione o formazione (i cosiddetti Neet, Not in Education, Employment or Training)" tanto che Il numero di Neet tra il 2011 e il 2012 è aumentato del 4,4% (+21,1% dal 2008, pari a 391mila giovani), per effetto della componente dei disoccupati (+23,4%)".

Male anche l'inflazione che nel 2012 si è attestata al 3%, due decimi di punto in più rispetto al 2011. L'austerity perlomeno sembra essere servita a risanare i conti pubblici italiani, visto che l'indebitamento netto in rapporto al Pil è tornato entro la soglia del 3%, dal 3,8 del 2011, e ciò grazie ad un aumento delle entrate (+2,5%) che ha compensato l'incremento delle spese (+0,7%). Entrate dovute anche all'inasprimento della pressione fiscale in Italia, il maggiore in Europa oltre a quello della Francia, che "si è attestata rispettivamente al 44 e al 46,9%, valori superiori alla media dell'area euro e tra i più elevati dell'Unione europea", sottolinea anche l'Istat.

Ciononostante, l'Istat sottolinea che "nel 2012, nonostante la recessione, i cittadini continuano a tracciare un bilancio prevalentemente positivo della propria qualità della vita: 6,8 è il punteggio medio da essi espresso" anche se mette in evidenza che "tra il 2011 e il 2012 la soddisfazione dei cittadini per la propria situazione economica è diminuita di 5,7 punti percentuali" mentre "è aumentata la percentuale dei poco soddisfatti (dal 36,1% al 38,9%) e soprattutto quella dei per niente soddisfatti (dal 13,4% al 16,8%)". Infine, l'Istat segnala che "anche dai dati sulla fiducia dei consumatori emerge che una quota crescente di cittadini sta dando indicazioni pessimistiche sulle condizioni economico-finanziarie proprie e del sistema economico nel complesso, raggiungendo livelli minimi a partire dal 1993".

Interessante notare invece come l'Istat abbia certificato il fatto che "l'insoddisfazione per la situazione economica non sempre pregiudica un giudizio positivo sulla propria vita" visto che "il 21,6% di coloro che dichiarano elevati livelli di soddisfazione per la propria vita nel complesso è insoddisfatto della propria situazione economica, ma è soddisfatto per gli aspetti relazionali, la salute e il tempo libero". In particolare, a non sembrare troppo preoccupati della crisi economica, peggiore persino di quella del 1929, sono incredibilmente proprio coloro a cui è stato "rubato" il futuro, perlomeno lavorativo, e cioè "i giovani fino a 34" che "si mostrano più ottimisti degli altri". Un ottimismo che qualche esperto potrebbe scambiare per dissonanza cognitiva.

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