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Istat, Millennials dimenticati dai padri e dalle istituzioni: senza lavoro e famiglia

Il Rapporto annuale 2016 dell'Istat mette nero su bianco che per la prima volta nella storianon c'è stato nessun ricambio generazionale con i padri che hanno abbandonato a loro (misero) destino i figli. La Generazione dei Millennials infatti è stata dimenticata da politica e istituzioni ed oggi si ritrova senza lavoro, famiglia e dignità sociale.

Poco tempo fa è stata l'Inps ad avvertire che i nati negli anni '80 andranno, se fortunati, in pensione a 75 anni con un assegno previdenziale minimo. Oggi è stata invece l'Istat, attraverso il Rapporto annuale 2016 che fotografa la situazione dell'Italia, a confermare che il nostro Paese sta perdendo più di una generazione. Per la prima volta nella storia, infatti, non c'è stato nessun ricambio generazionale con i padri che hanno abbandonato a loro (misero) destino i figli. Nell'indifferenza non solo della vecchia classe politica ma anche delle "nuove" leve che attualmente ci governano, nonostante sulla carta abbiano mediamente la stessa età di quei giovani in perenne affanno.

Una situazione che rischia di far morire, letteralmente, l'Italia visto che l'Istat decreta che popolazione italiana continua a diminuire e ad invecchiare inesorabilmente. Il nostro Paese è infatti tra i più invecchiati al mondo insieme a Giappone e Germania, ed ecco perché Angela Merkel punta tanto sugli immigrati. E' l'Istat a certificare infatti che la crescente presenza di ragazzi stranieri immigrati o nati in Italia ha mitigato la portata del "degiovanimento", ossia la progressiva erosione dei contingenti delle nuove generazioni dovuta al calo delle nascite.Al 1 gennaio 2016 la stima è di 60,7 milioni di residenti (-139 mila sull'anno precedente) mentre gli over 64 sono 161,1 ogni 100 giovani con meno di 15 anni.

Nel 2015 d'altronde c'è stato un nuovo minimo storico dall'Unità d'Italia per le nascite, appena 488 mila, 15 mila in meno rispetto al 2014. Per il quinto anno consecutivo diminuisce poi la fecondità, solo 1,35 i figli per donna. I decessi hanno invece raggiunto le 653 mila unità, 54 mila in più dell'anno precedente (+9,1%). Tutto questo fa sì che il peso delle nuove generazioni è fra i più bassi d'Europa: meno del 25% della popolazione italiana ha un'età compresa tra 0 e 24 anni, una quota che si è pressoché dimezzata fra il 1926 e il 2016.

Il 75% dei giovani nati a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta aveva avuto un evento familiare prima del venticinquesimo compleanno (la prima unione, il primo
matrimonio, il primo figlio), percentuale che si abbassa sempre di più via via che passano gli anni: è il 56,5% tra i nati negli anni Sessanta e il 46,6% degli anni Settanta. Invece la Generazione dei Millennials (i nati negli anni Ottanta e fino alla metà degli anni Novanta che sono entrati nella vita adulta nei primi 15 anni del nuovo millennio) nel 2015 vive ancora in famiglia con il ruolo di figlio/a il 70,1% dei ragazzi di 25-29 anni e il 54,7% delle coetanee (ed infatti andranno in pensione a 75 anni e passa).

E' l'Istat a dire che "la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine è dovuta a molteplici fattori, tra cui l'aumento diffuso della scolarizzazione e l'allungamento dei tempi formativi, le difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro e la condizione di precarietà, gli ostacoli a trovare un'abitazione". E tutto questo, anche se in pochi lo ricordano, è dovuto anche al fatto che quando è diventata adulta la Generazione dei Millennials si è trovata in mano l'euro, scoprendo di colpo che un pacco di pasta da 500 grammi era arrivato a costare più di 2mila delle vecchie lire senza che le retribuzioni venissero parimenti riconvertite. Appare normare quindi che i Millennials non siano in grado di sfamare una famiglia. Senza contare che nel 2015 in Italia 2,2 milioni di famiglie vivono senza redditi da lavoro. Le famiglie "jobless" (fa meno impressione che "poveracci") sono passate dal 9,4% del 2004 al 14,2% dell'anno scorso e nel Mezzogiorno raggiungono il 24,5%, quasi un nucleo su quattro.

Non stupisce quindi che la Generazione del millennio e la Generazione di transizione (nati dal periodo che va dal 1946 al 1980) decide di sposarsi sempre più tardi. Nel 2014 l'età media al primo matrimonio è arrivata a 34,3 anni per gli sposi e a 31,3 per le spose. Particolarmente esplicativo è il caso delle donne che a 30 anni non hanno ancora lasciato la famiglia di origine - oltre 2,7 milioni, rappresentano più dei due terzi delle trentenni - cresciute di 48 mila unità fra il 2008 e il 2014. Nel contempo sono diminuite di circa 41 mila unità le spose alle prime nozze tra 18 e 30 anni. Condizione che ritarda quindi anche la nascita del primo figlio. L'Istat spiega infatti che la recente diminuzione della fecondità è in gran parte da attribuire al rinvio delle nascite da parte della Generazione del millennio (davvero una fortuna nascere in quegli anni!).

E se una persona non ha un lavoro, una famiglia e una dignità sociale difficilmente avrà voglia di partecipare alla vita politica, che ha subito un calo generale
negli anni portando l'Italia ad una tasso di democrazia infima e di responsabilità civile ancora minore. Per salvare una intera fascia di popolazione le istituzioni quindi non possono crogiolarsi su uno 0,8% di disoccupazione in meno nel 2015, il cui tasso continua a sfiorare il 12% (11,9% dice l'Istat). Poiché più passano gli anni più le diseguaglianze sociali e generazionali abbatteranno questo gigante tricolore dai piedi d'argilla.

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