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Giovani nullafacenti: 2mln tra 15 e 29 anni: "triste primato europeo"

I giovani, ben due milioni, non fanno assolutamente niente. Secondo l'Istat sono "inattivi" nel senso più tetro del termine, ovvero non solo non lavorano, ma neppure studiano, neppure quindi "sanno" né "vogliono sapere". Erano bei tempi quando erano solo "braccia rubate all'agricoltura".

Ieri mattina l'Istat diffondeva il triste dato sui giovani che non studiano e non lavorano. Secondo l'Istat infatti sono ben 2 milioni i ragazzi che non fanno assolutamente nulla e rappresentato il 21,2% nella fascia d'età compresa tra i 15 e i 29 anni. E' un dato agghiacciante non solo per il fatto della drammatica disoccupazione giovanile ma per il deficit culturale che diventerà sempre più profondo nel futuro.
Se già "Nando" del Grande Fratello era ritenuto un ragazzo culturalmente "normale", anche se un po' sotto la media (ma simpaticissimo), che cosa ci riserverà la "normalità" del futuro? Eppure essere giovani e "inattivi" (anche mentalmente) è un controsenso in termini, ma il dato dell'Istat continua a rinvigorire la tesi di un piano sociale preciso attuato dagli anni '90 per rendere la popolazione schiava del modello economico "20:80" (http://is.gd/2HzwnO).
Non a caso sul dato dell'Istat interviene il maggiore sindacato italiano: "Un triste primato europeo" definisce i risultati della ricerca il segretario confederale della CGIL, Fulvio Fammoni e continua "così come quello del tasso di inattività femminile, dove 25 altri paesi fanno meglio di noi".
Fammoni poi fa un discorso onesto e condivisibile: "Dopo i dati di ieri di Banca d'Italia, un altro elemento di verità sullo stato dell'occupazione italiano emerge dalla cappa della propaganda con i dati diffusi oggi dall'istituto statistico. Il Ministro del Lavoro si sente ancora di affermare che stiamo meglio degli altri in Europa? I disoccupati di lunga durata sono fra le quote più alte in Europa e la nostra indennità di disoccupazione fra le più brevi, lasciando scoperte tante persone da ogni tutela".
Ma il dramma dei giovani di questo Paese, di quelli che si impegnano, che studiano e che lavorano è "l'alternativa è fra un precariato a vita e il lavoro nero che spesso si sommano. Occorre invertire questo stato di cose con l'adozione di interventi immediati a partire dal milleproroghe sul quale la CGIL - sottolinea Fammoni - presenterà specifiche proposte alle competenti commissioni parlamentari".
Il mondo politico non si rende conto che, passato ormai il tempo anagrafico per un "patto generazionale", se non si provvederà in modo deciso ed immediato a risolvere i problemi, il futuro sarà molto simile ad una "guerra civile" generazionale.

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