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Netanyahu: Israele sospede contatti UE su questione palestinese

Dopo che l'UE ha obbligato Israele ad etichettare le merci prodotte in Cisgiordania, cioè nei territori occupati dal 1967, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ordinato al ministero degli Esteri di sospendere ogni contatto con le istituzioni dell'Unione europea riguardo le questioni relative al processo di pace con i palestinesi.

Dopo che l'11 novembre l'UE ha obbligato Israele ad etichettare le merci prodotte in Cisgiordania, cioè nei territori occupati dal 1967, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ordinato al ministero degli Esteri di sospendere ogni contatto con le istituzioni dell'Unione europea riguardo le questioni relative al processo di pace con i palestinesi. L'obiettivo di Netanyahu è "rivalutare" i rapporti con le istituzioni europee, e solo al termine di questa analisi Israele deciderà se e come proseguire il dialogo sulla questione palestinese. La decisione dell'UE di "marchiare" la provenienza dei prodotti realizzati in Cisgiordania, infatti, viene considerata da Israele "un atto discriminatorio che odora di boicottaggio". La decisione adottata da Netanyahu per il momento, comunque, non avrà conseguenze pratiche visto che Israele continuerà a dialogare con ciascuno dei ministri degli Esteri UE in maniera indipendente. Da parte sua, l'Unione europea ha riferito che manterrà il suo ruolo di mediatore per raggiungere un accordo di pace tra Israele e la Palestina. Dopo che Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha incontrato Netanyahu a margine della conferenza Cop21 sul clima in corso a Parigi, un funzionario dell'European External Action Service ha infatti assicurato: "L'UE continuerà a lavorare sul processo di pace in Medio Oriente perché è un problema per l'intera comunità internazionale e anche a tutti i cittadini europei".

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