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Israele: sanzioni a Iran non bastano, ricreare crisi missili Cuba 1962

Israele non sembra soddisfatta delle ulteriori sanzioni approvate contro l'Iran, tra cui il blocco delle importazioni di petrolio da parte dell'Unione Europea. E così, propone di ricreare quella pressione nata durante la crisi dei missili di Cuba del 1962. Tanto per non andare incontro ad un Terza Guerra Mondiale.

Mentre il Parlamento di Teheran è in procinto di votare un disegno di legge che vieterà, probabilmente già dalla prossima settimana, l'esportazione del petrolio iraniano in Unione Europea (http://is.gd/Rz0oRW), il ministro delle Finanze israeliano Yuval Steinitz, intervistato a New York da Bloomberg (http://is.gd/HtfV4h), afferma che il divieto dell'UE di importare dal 1 luglio greggio dall'Iran (decisione superflua se passerà il disegno di legge) e le altre sanzioni economiche (quali il congelamento dei beni della Banca centrale iraniana) potrebbero "non essere sufficienti" per scoraggiare le ambizioni nucleari dell'Iran. Ambizioni che il governo di Teheran assicura essere mirate solo per scopi civili, cioè in campo medico e per la produzione di energia elettrica. Non dello stesso avviso Stati Uniti, Unione Europea e appunto Israele che, in base anche ad un recente rapporto dell'AIEA, si dicono convinti del fatto che l'Iran starebbe portando a termine quella tecnologia necessaria per costruire un'arma atomica.
Per questo motivo il ministro delle Finanze israeliano Yuval Steinitz afferma che bisognerebbe intervenire subito, e non solo attraverso le sanzioni, proponendo di attuare addirittura un "blocco di massa" intorno all'Iran in maniera tale che "nessuno possa uscire". L'idea di Steinitz è quella di ricreare quella pressione nata durante la crisi dei missili di Cuba del 1962, anche se qualcuno forse dovrebbe ricordare al ministro delle Finanze di Israele che in quell'occasione ci è mancato davvero poco allo scoppio della Terza Guerra Mondiale, la stessa che diversi analisti di geopolitica internazionale paventano possa iniziare se non verrà "disinnescata la tensione" tra Iran e l'Occidente, come auspica anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.
Attualmente l'Orologio dell'apocalisse (Doomsday Clock), quello creato dagli scienziati del "Bulletin of the Atomic Scientists" (http://www.thebulletin.org) dell'Università di Chicago nel 1947, segna 5 minuti alla mezzanotte, l'orario che simboleggia la fine del mondo a causa di una guerra atomica. Il 2012 è appena iniziato, ma gli scienziati che regolano il Doomsday Clock hanno dovuto spostare la lancetta avanti di un minuto (nel 2011 mancavano 6 minuti al "giorno del giudizio universale") perché a differenza di quanto promesso circa due anni fa (quando la lancetta dei minuti si allontanò dalla mezzanotte di un minuto), niente è stato fatto per limitare la proliferazione nucleare e combattere i cambiamenti climatici, tanto che Allison Macfarlane, membro della Blue Ribbon Commission on America's Nuclear Future (BRC), afferma che "la comunità globale può essere vicina ad un punto di non ritorno".
Se non dovessero placarsi i venti di guerra tra Stati Uniti, Israele, Unione Europea e Iran, di quanti minuti dovrà avanzare la lancetta del Doomsday Clock? Il problema, è che ne rimangono davvero troppo pochi.

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