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Israele: infuria scandalo "Bra-Gate". Reggiseni imbarazzano Netanyahu

La sicurezza di Netanyahu fa togliere a tre giornaliste straniere il reggiseno prima di incontrare il premier. E senza modi. Imbarazzata la segreteria del premier israeliano, sdegnate le giornaliste. E una di loro dice che nemmeno a Guantanamo aveva subito un'umiliazione del genere.

Forte imbarazzo in Israele per un nuovo scandalo che, sia pur riguardando un indumento intimo femminile, non è per niente "piccante" ma solamente una prova di come l'umanità e il senso della misura siano caduti in basso. Lo staff della sicurezza del premier israeliano Bibi Netanyahu avrebbe, nelle sue procedure di sicurezza necessarie per poter incontrare il premier, quella di far sfilare il reggiseno alle giornaliste. Ad esempio prima delle interviste. Le cronache raccontano che gli agenti della sicurezza di Netanyahu avrebbero preteso recentemente che ben tre giornaliste straniere si togliessero il reggiseno prima di entrare nell'ufficio del premier. La motivazione sarebbe stata ovviamente la sicurezza nazionale (che cosa non si fa in suo nome), perché il pericoloso indumento femminile deve essere tolto per essere "scannerizzato" attraverso un macchinario. Il fatto è che la svestizione delle giornaliste sembra avvenire anche davanti ad occhi poco discreti, con relativo imbarazzo e umiliazione. La situazione è tanto imbarazzante per le giornaliste che due di loro non vogliono rivelare la propria identità mentre una delle tre, Sara Hussein dell'Agence France Press (AFP) non ci sta e parla di "una delle esperienze più umilianti della mia vita". La segreteria del premier Netanyahu riconosce la delicatezza della situazione e chiede scusa, rassicurando, attraverso il suo ufficio stampa che "il governo farà di tutto perchè ciò non si ripeta più". Anche da questo ultimo episodio, soprannominato già "Bra-gate", si può notare come il rispetto della dignità umana, soprattutto delle donne, sia poco più che un optional. A furia di body scanner, perquisizioni corporali preventive, "mani addosso" come procedura operativa standard, l'intimità della persona umana è costantemente barattata con una sicurezza che non si ferma davanti al pudore e alla decenza. Sara Hussein racconta che nelle sue varie visite alla Casa Bianca e addirittura a Guantanamo non aveva mai dovuto subire un trattamento del genere. Ma l'origine del "Bra-gate" è stata fatta risalire addirittura a gennaio, quando lo staff della sicurezza di Netanyahu aveva negato ad una giornalista arabo-israeliana di Al Jazeera di seguire, per un servizio, il premier in una occasione ufficiale alla sede della Stampa estera a Gerusalemme. La giornalista era incinta e la sua colpa era stata il rifiuto di togliersi il reggiseno. No reggiseno, no party. Pare che queste misure di sicurezza, per alcuni attenti osservatori molto vicine alla paranoia pura e molto controproducenti per "la reputazione di Israele", come ha riconosciuto anche l'ufficio stampa di Netanyahu, siano dovute alle misure eccezionali escogitate dopo l'assassino del premier Yitzhak Rabin nel 2005. Perché, nell'ottica della sicurezza nazionale, anche un reggiseno può essere fatale. E magari usato come una fionda.

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