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Iraq, seconda guerra del Golfo: 629 militari USA esposti a armi chimiche

Dal 2003 almeno 629 soldati americani hanno riferito al personale medico militare che ritengono di essere rimasti esposti ad armi chimiche e radiologiche durante la guerra in Iraq (seconda guerra del Golfo). Nonostante questo, il Pentagono non è riuscito a riconoscere la portata dei casi segnalati. La rivelazione è del New York Times.

Dal 2003 più di 600 membri di servizio americani hanno riferito al personale medico militare che ritengono di essere stati esposti ad armi chimiche durante la guerra in Iraq (seconda guerra del Golfo), ma il Pentagono non è riuscito a riconoscere la portata dei casi segnalati o offrire un adeguato monitoraggio e trattamento a coloro che possono essere rimasti feriti da tali agenti contaminanti. A riferirlo è oggi il New York Times, che cita fonti della fidesa statunitense. Tale inchiesta segue quella, sempre portata avanti dal quotidiano, che rivelava come le truppe americane, pur non trovando le famose armi di distruzione di massa che hanno dato il via all'occupazione definitiva dell'Iraq, hanno scoperto alcune armi chimiche risalenti al 1980. Inizialmente, il New York Times ha riferito di 17 militari vittime dal gas sarin e mostarda, ma a quanto pare altri soldati si sarebbero fatti avanti per denunciare le ferite riportate a causa di tali armi chimiche. In seguito alla denuncia del giornale, il segretario alla Difesa Chuck Hagel ha chiesto una verifica interna al Pentagono, scoprendo che centinaia di militari credono si essere stati esposti "ad agenti di guerra biologici e radiologici", pari ad almeno 629 soldati. Il Times rivela che alcuni veterani della guerra in Iraq, che lamentano ad oggi diversi disturbi (dal sanguinamento alla psoriasi), denunciano di non essere mai stati assistiti dal Pentagono, i cui vertici spesso ignoravano le loro segnalazioni.

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