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Iraq: cristiani perseguitati. Obama: ok raid con droni contro Isis

In Iraq l'avanzata dell'Isis contro i cristiani e le altre minoranze religiose non è solo un "disastro umanitario" come avverte il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Sako ma rischia anche di trasformarsi in "un possibile genocidio", come spiega Barack Obama nell'annunciare l'avvio di raid e bombardamenti con i droni contro le postazioni dei jihadisti iracheni.

Nella notte tra mercoledì e giovedì i jihadisti iracheni hanno preso il controllo di Qaraqosh e di altre tre località vicine, dove vivono gran parte dei cristiani del paese. "E' un disastro umanitario" avverte il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Sako, denunciando il fatto che i jihadisti hanno "tolto le croci dalle chiese e bruciato antichi manoscritti". "I jihadisti del califfato sono arrivati in forze (nella notte, ndr) e con gli altoparlanti hanno imposto alla popolazione di abbandonare le loro case così come erano. La gente è stata costretta a scappare in pigiama" racconta la cacciata degli abitanti dei villaggi cristiani della valle di Ninive Suor Luigina delle Suore Caldee Figlie di Maria Immacolata. All'agenzia Fides la religiosa spiega: "Qaraqosh, la più grande città cristiana dell’Iraq, e tutti i villaggi circostanti sono stati svuotati dei loro abitanti di fede cristiana. Persino il villaggio di Alqosh abitato da sempre solo da cristiani è stato abbandonato. - aggiungendo - Non abbiamo ancora cifre precise sul numero degli sfollati. Si tenga presente però che la valle di Ninive aveva accolto i cristiani cacciati da Mosul nelle ultime settimane e quelli che fin dal 2003 erano fuggiti da Baghdad. Ora queste persone si trovano alla frontiera con il Kurdistan iracheno. Nelle ultime ore che le autorità locali hanno dato il permesso di farle entrare nel loro territorio dove sono accolte nelle parrocchie della zona. L’Arcivescovo di Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, ha lanciato un appello per raccogliere coperte e generi di prima necessità".

Sempre all'agenzia Fides, è Sua Eminenza il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, a confermare che "gli uomini dell’autoproclamato 'Califfato' hanno cacciato via le migliaia di cristiani che vivono nei villaggi della zona. - precisando - La situazione dei cristiani cacciati è disperata perché ad Arbil, la capitale del Kurdistan iracheno, non sono intenzionati ad accoglierli perché non sanno come ospitare queste migliaia di persone". Papa Francesco, per bocca di padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, assicura di stare seguendo "con viva preoccupazione le drammatiche notizie che giungono dal nord dell’Iraq e che interessano popolazioni inermi". Parlando con Radio vaticana, Louis Sako, lancia l'allarme: "Il governo (iracheno, ndr) non ha le forze per controllare il Paese, ora ci sono anche le elezioni del Parlamento e non ci sono le forze per attaccare, non c’è un vero esercito, a differenza della Siria dove le forze armate possono attaccare. Qui i curdi si stanno ritirando, hanno solo armi leggere". Papa Francesco "rinnova la sua vicinanza spirituale a quanti stanno attraversando questa dolorosissima prova e si unisce agli appelli accorati dei vescovi locali" ma rivolge anche "il suo pressante appello alla Comunità Internazionale, affinché, attivandosi per porre fine al dramma umanitario in atto, ci si adoperi per proteggere quanti sono interessati o minacciati dalla violenza e per assicurare gli aiuti necessari, soprattutto quelli più urgenti, a così tanti sfollati, la cui sorte dipende dalla solidarietà altrui".

L'appello del Papa è stato accolto prontamente da Barack Obama che ha autorizzato raid e bombardamenti con i droni di postazioni dei ribelli sunniti dell'Isis per scongiurare "un possibile genocidio" di minoranze religiose o difendere i propri interessi nazionali in Iraq. In un discorso pronunciato ieri sera alla Casa Bianca Obama ha anche annunciato che l’aviazione americana ha intenzione di paracadutare scorte di cibo e acqua sul Monte Sinjar, nell’estremo nord dell'Iraq, dove hanno cercato rifugio circa 50.000 sfollati appartenenti alla minoranza religiosa yazidi.

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