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Iraq: 1 luglio si insedia Parlamento. Papa Francesco: preservare unità nazionale

Non si contano più i morti e i profughi del conflitto che sta infiammando l'Iraq, dove conbattono esercito iracheno e milizie del gruppo terrorista Isis (Stato Islamico dell'Iraq e Grande Siria). In molti temono che possa esplodere nuova violenza martedì 1 luglio, quando si insedierà il nuovo Parlamento scelto nelle elezioni del 30 aprile scorso.

"Cari fratelli e sorelle, le notizie che giungono dall’Iraq sono purtroppo molto dolorose. Mi unisco ai Vescovi del Paese nel fare appello ai governanti perché, attraverso il dialogo, si possa preservare l’unità nazionale ed evitare la guerra. Sono vicino alle migliaia di famiglie, specialmente cristiane, che hanno dovuto lasciare le loro case e che sono in grave pericolo. La violenza genera altra violenza; il dialogo è l’unica via per la pace. Preghiamo la Madonna, perché custodisca il popolo dell’Iraq" esorta Papa Francesco dopo la recita dell'Angelus. In Iraq si continua infatti ancora a combattere, tra esercito iracheno e il nuovo gruppo terrorista Isis (o Isil), che sta a significare Stato Islamico dell'Iraq e Grande Siria (oppure Stato Islamico dell'Iraq e del Levante). Come racconta Wikipedia, il gruppo terrorista capeggiato da Abu Bakr al-Baghdadi sarebbe nato nel 2003 anche se prima del gennaio 2014, quando ha occupato la città di Falluja, in pochi avevano mai sentito il nome Isis. Ai tempi della guerra in Iraq, infatti, in nemico numero uno era Osama Bin Laden, salvo poi scoprire che Saddam Hussein non aveva mai appoggiato il terrosismo islamico di Al-Qaida e soprattutto non nascondeva quelle armi di distruzione di massa a causa delle quali americani ed inglesi aveano dato il via al conflitto. Una Al-Qaeda che oggi disconosce ufficialmente l'Isis poiché i propositi del movimento sarebbero giudicati dall'altro gruppo terrorista "troppo estremi". L'obiettivo di Isis sarebbe quello di imporre la Sharia nei territori controllati e di realizzare un grande califfato islamico sunnita, riunendo le regioni a maggioranza sunnita di Siria e Iraq, all'interno di un unico Stato. In Iraq, dove i morti ed i profughi ormai non si contano più, si teme quindi che possa esplodere nuova violenza martedì 1 luglio, quando si insedierà il nuovo Parlamento scelto nelle elezioni del 30 aprile scorso, quando ha ottenuto la maggioranza la coalizione del premier uscente Nuri al-Maliki.

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