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Falluja: fosforo bianco e uranio hanno fatto più vittime di Hiroshima e Nagasaki

Nel 2004 gli Stati Uniti, trasgredendo tutte le convenzioni, usarono nella città di Falluja, in Iraq, il fosforo bianco come vera e propria arma chimica. Nel 2005 un'inchiesta di RaiNews24 denunciava le violazioni e ora uno studio conferma gli effetti sulla popolazione: un tasso altissimo di mortalità infantile, tumori, leucemie e malformazioni dalla nascita.

Nel 2005 RaiNews24 trasmetteva un'inchiesta intitolata "Fallujah. La strage nascosta", realizzata da Sigfrido Ranucci e curata da Maurizio Torrealta, dove si denunciava che nella città irachena nel 2004 gli Stati Uniti avevano utilizzato il fosforo bianco non per per illuminare le postazioni nemiche ma come vera e propria arma chimica, gettata in maniera massiccia e indiscriminata sulla città.
E' di questi giorni la notizia che uno studio effettuato dalla University of Ulster, riportato dal quotidiano britannico "The Independent", dimostrerebbe che il tasso di mortalità infantile, i tumori, le leucemie e le malformazioni dalla nascita nella città irachena di Fallujah sono superiori a quelli registrati fra i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki.
Lo studio condotto da Malak Hamdan e Chris Busby, che hanno intervistato oltre 4mila cittadini di Falluja, non solo evidenzia il dato allarmante, ma fa pensare che nella città, oltre al fosforo bianco, siano stati usati dei proiettili contenenti uranio impoverito.
Già nell'inchiesta pubblicata nel 2005 si documentavano, oltre ai bombardamenti al fosforo bianco e con l'MK77, una versione di quel Napalm utilizzato nella guerra del Vietnam, gli effetti che tali agenti chimici avevano sulle persone.
E in maggioranza, ad essere colpiti, come ci ricorda oggi questo studio, sono stati i civili, le donne e i bambini, vittime innocenti di una guerra voluta e condotta barbaricamente da altri.
Gli Stati Uniti in una nota del Dipartimento di Stato del 9 dicembre 2004 confermava che gli agenti chimici venivano impiegati secondo gli usi consentiti, e cioè quelli stabiliti ONU (che nel 1980 vietò l'uso di sostanze incendiarie su civili) e da una convenzione firmata anche dagli USA nel 1997 (che vieta l'utilizzo di armi chimiche).
L'inchiesta provò che gli USA mentivano al riguardo e quest'ultimo studio conferma gli effetti già pronosticati allora.

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